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Versilia

La strage di Viareggio

«Quel decreto offende i nostri morti» Guerra sulla sicurezza sui binari

«Quel decreto offende i nostri morti» Guerra sulla sicurezza sui binari

La novità: interventi di adeguamento solo se la paga lo Stato. Rombi: il ministro ci incontri. Granaiola (Pd): va cancellato

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Cosa accadrebbe se, a processo per la strage di Viareggio terminato, - una volta individuato l’elemento dell’infrastruttura che ha causato lo squarcio nella cisterna carica di gpl - fosse necessario agire, sulla base di una sentenza, per garantire la sicurezza sulla rete ferroviaria nazionale? La risposta è nell’articolo 53 del Decreto legge datato 24 gennaio. Articolo che stabilisce come le modifiche per rendere la rete più sicura sono «subordinate all’individuazione delle risorse pubbliche necessarie per coprire i sovraccosti». Insomma, se lo Stato le paga si fanno. Altrimenti no. Le modifiche, stabilisce anche il decreto “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” «devono essere accompagnate da una analisi di sostenibilità economica e finanziaria per il gestore dell’infrastruttura», che oggi è Rete ferroviaria italiana (Gruppo Fs), «e le imprese ferroviarie». Insomma: si fanno i conti dei “sovraccosti” legati alla sicurezza, si verifica se paga lo Stato, e che non vengano adottati, sempre sul fronte della sicurezza lungo i binari, «parametri e standard tecnici e funzionali più stringenti rispetto a quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell’Unione Europea».

Con buona pace del ruolo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria , organo dello Stato preposto a vigilare cosa accade su treni e binari, ma anche a garantire la sicurezza di passeggeri, lavoratori e cittadini con ogni misura necessaria a raggiungere lo scopo primario. «L'articolo 53 del decreto legge di fatto cancella l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria». Interviene così, a nome dei familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009, Daniela Rombi, presidente dell'associazione “Il mondo che vorrei”. Rombi, e i familiari delle vittime della strage, chiedono con urgenza «di essere ricevuti dal ministro dei trasporti, Corrado Passera, dal quale vogliamo sentirci dire in faccia che i nostri 32 morti non valgono un sovraccosto».

Al ministro dei trasporti ha scritto la senatrice del Pd, Manuela Granaiola parlando di norme «incomprensibili e preoccupanti. Si limita, infatti, nella progettazione di nuove strutture e nell'adeguamento di quelle esistenti, la possibilità di far applicare al gestore eventuali parametri e standard tecnici più stringenti di quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell'Unione Europea riguardo la sicurezza. Considero tale limitazione pericolosa, ingiustificabile e doppiamente inaccettabile. Rende più complicato ragionare di sicurezza e limita la capacità d'intervento dell'Ansf. Oltre a scaricare sulla finanza pubblica i costi. Sono sicura che l'intento di questo Governo non può essere quello di liberalizzare e semplificare a scapito della sicurezza. E voglio perciò sperare che tale articolo sia stato sottovalutato nella sua portata e possa essere cancellato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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