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Versilia

Sacro cuore in affanno L'appello alla città: da soli non ce la facciamo

Angelo Cupisti
Sacro cuore in affanno L'appello alla città: da soli non ce la facciamo

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 VIAREGGIO. Alzi la mano chi non conosce l'Istituto dei "Poveri vecchi", che cominciò ad operare dal 1920 grazie alla volontà di alcuni concittadini che misero a disposizione della città un edificio dove le persone anziane, in stato di disagio e costrette molto spesso a fare i conti con povertà e solitudine, potessero trovare accoglienza e assistenza. Oggi i "Poveri vecchi" hanno lasciato il posto all'associazione caritativa Casa di riposo Sacro cuore di Gesù. Che lancia un appello alla città: «Da soli non ce la facciamo più». La Casa di riposo è una Onlus che continua a far parte della storia culturale e sociale della nostra città ma che oggi si trova a dover fare i conti con una grave crisi finanziaria. L'assistenza continua degli ospiti (oggi nella struttura convivono 48 persone) è affidata a 16 operatori di assistenza, 4 operatori per i servizi generali, 3 addetti alle cucine, 3 infermiere, un fisioterapista, la responsabile coordinatrice del personale e un direttore. Insieme al lavoro preziosissimo delle suore e dei tanti volontario dell'Avo, tutti svolgono il proprio lavoro con professionalità, qualità nei servizi offerti, e l'attenzione che le persone necessitano.  La gestione della Casa di riposo, completamente ristrutturata e messa norma nel 2009, ha determinato costi che, purtroppo continuano a lievitare. Ed è proprio il presidente Adolfo Giannecchini a illustrarne la particolarità e far capire come il Sacro Cuore abbia bisogno dell'aiuto non solo degli enti pubblici (purtroppo è molto scarso) e dei privati, ma soprattutto dei soci e dei cittadini di Viareggio che non possono non ricordare le finalità dell'associazione caritatevole.  «Con l'incasso dell'eredità di un terzo dell'Hotel Excelsior (le altre due quote sono state assegnate all'Infanzia abbandonata e al Cottolengo) è stata effettuata la ristrutturazione del nostro istituto e - dichiara Giannecchini - si badi bene senza che i costi abbiano toccato il necessario per la gestione». Nel 2000, quando la casa di riposo chiese alla Asl di poter ottenere i contributi previsti dalla legge per gli anziani che, pur accolti in stato di autosufficienza, nel trascorrere degli anni hanno perso la loro autonomia, si pose la necessità di procedere alla ristrutturazione.  I lavori iniziarono nel 2007, ricorda Giannecchini: «Fummo costretti a trasferirci presso l'Istituto dei Padri Cavanis di Capezzano Pianore sostenendo ingenti costi al fine di rendere i locali conformi alle norme in vigore per ottenere le autorizzazioni necessarie: realizzazione di nuove vie di fuga in caso di necessità, installazione di un novo ascensore, modifica degli ingressi alle camere, scala esterna sui tre piani, divisioni interne per ricavare nuovi ambienti adatti per il soggiorno degli ospiti, ecc.. Il tutto per rimanere in quell'edificio solamente per il tempo necessario per l'esecuzione dei lavori nell'immobile di Viareggio. Nel giugno 2009 venne inaugurata la nuova sede e finalmente l'Asl unitamente al Comune sottoscrisse, solo a partire dal 1º luglio 2010, la convenzione che prevede la corresponsione di un contributo mensile per solo dieci ospiti non autosufficienti. Ospiti che ad oggi sono diciannove. Come è noto gli anziani assistiti nella Casa di riposo non versano una retta fissa mensile ma contribuiscono al mantenimento con il 90% della loro pensione, ed occorre sottolineare che oggi sono presenti 48 persone delle quali circa la metà usufruiscono di una pensione al di sotto dei 600 euro. Ma il costo medio per anziano è di circa 1900/2000 mensili (il costo totale nel 2010 è stato di 941.365 euro).  La ristrutturazione è stata pagata con i fondi Piuss (Commissione europea tramite la Regione) per 1 milione e 800mila euro: «Ne dobbiamo ancora pagare circa 700mila - ricorda Giannecchini - pur diluiti nel tempo di alcuni anni. Ma appare evidente come se la situazione finanziaria non migliorerà con l'arrivo di fonti certe di finanziamento è ipotizzabile che non passeranno molti anni prima che non sia più possibile realizzare quanto lo Statuto dell'associazione, da sempre ha sancito all'art. 3 che recita: "Scopo dell'associazione è l'esercizio, per amore di Dio e del prossimo, a mezzo degli associati, dell'assistenza materiale e morale degli anziani indigenti"».  Ed allora il Sacro Cuore chiuderà? Come impedirlo? Giannecchini qualche idea ce l'ha e non si lascia pregare ad illustrarla: «Noi siamo un'organizzazione Onlus e quindi in sede di dichiarazione di redditi le offerte in nostro favore sono deducibili. Alcune aziende già lo fanno, ma sono poche. Rivolgo un appello a tutti gli imprenditori, alle ditte a tutti quegli Enti o Fondazioni che per natura contribuiscono al bene sociale, affinché ci aiutino in questo senso. E poi perché non stornare un euro del costo del biglietto d'ingresso al Carnevale in nostro favore? Quella dell'assistenza agli anziani svolta dalla nostra Casa di riposo è una questione sociale che con il passare degli anni diverrà sempre più di difficile soluzione, pensiamo quindi che dovrebbe essere tenuta presente e inserita istituzionalmente nelle previsioni economiche di tutti gli Enti pubblici della città».

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