Trovato morto il fratello di Panariello Lo showman: "Non me l'aspettavo"
Giorgio Panariello si è recato all'ospedale per il riconoscimento della salma del fratello e dopo si è recato al commissariato di polizia di Viareggio. In passato Francesco Panariello (noto come Franco) aveva avuto problemi con droga e alcol
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«C'è un uomo a terra nell'aiuola, venite». Quando ieri sera attorno a mezzanotte al 118 è arrivata la telefonata, una voce di donna, che segnalava una persona a terra in un'aiuola del lungomare di Viareggio, i sanitari sono accorsi ma non c'era più niente da fare. Salvo identificare quell'uomo che inutilmente hanno tentato di rianimare: Francesco, detto "Franco", Panariello. Un cognome reso famoso dal fratello Giorgio, che gli era affezionatissimo, ma con un percorso totalmente diverso che lo ha portato a morire in un pezzetto di giardino pubblico della terrazza di Piazza della Repubblica, di fronte agli stabilimenti balneari. Giorgio Panariello una fine così, come ha detto riconoscendolo all'obitorio, per quel fratello difficile e amato non se la aspettava.
Il medico della Misericordia di Viareggio ha potuto solo constatarne il decesso e alla polizia, i cui uomini del commissariato sono corsi nella notte, è restato il compito di cercare di ricostruire quanto accaduto e perché. Tra le ipotesi tutte da accertare se l'uomo si fosse trovato in compagnia di qualcuno e se magari, come avrebbero accennato i parenti arrivati all'obitorio nella mattinata da Montignoso (Massa), qualcuno possa avere scaricato da un'auto "Franco" Panariello mentre si sentiva male, lasciandolo a terra per poi allontanarsi. E si cerca anche di ricostruire le ultime ore del fratello dello showman.
Poche ore prima di morire aveva telefonato a un collega di Montignoso, giardiniere come lui, dicendo che sarebbe andato a cena da alcuni amici a Viareggio. Esistono questi amici ed è esistita la cena? Sono alcune delle domande alle quali gli investigatori cercano risposte. Intanto avrebbero identificato alcuni degli amici viareggini con i quali si sarebbe visto. Su un braccio dell'uomo sembra sia stata riscontrata la traccia lasciata da un ago. Ma a tentare di dire una parola definitiva sulle cause della morte di "Franco" Panariello, un passato di tossicodipendenza, saranno gli accertamenti disposti dal pm Giuseppe Amodeo, che potrebbe aprire un fascicolo contro ignoti. Il magistrato dovrà intanto stabilire se è sufficiente un esame cadaverico o se dovrà essere eseguita un'autopsia incaricando per questo il medico legale Stefano Pierotti. Pochi giorni fa avrebbe trascorso uno dei giorni prima delle feste con il fratello Giorgio e altri parenti, a Prato. Poi il ritorno in Versilia e l'ultima notte a Viareggio.
"Sembrava sereno, stava meglio"
Era tornato nella sua terra, tra il mare della Versilia e le Apuane, per trovare la forza di vivere. E sembrava a tutti che ce l'avesse fatta a lasciarsi alle spalle il dolore dell'abbandono, la droga, il carcere, la disperazione. Anche grazie all'aiuto di Giorgio, il comico, il fratello famoso. «Era sereno, stava meglio, lavorava sodo. Era una persona sensibilissima ed eravamo diventati amici», racconta con un velo di tristezza nello sguardo Gianni, il collega giardiniere che prestava la sua opera con Franco per una piccola ditta di Montignoso il cui titolare è un vecchio amico dei fratelli Panariello. Perchè Franco, dopo i soggiorni di recupero prima nella comunità per tossicodipendenti di San Patrignano e poi da don Mazzi, era voluto tornare proprio qui, a Montignoso. Un legame forte e probabilmente tormentato con la sua terra d'origine, da cui era stato allontanato ancora bambino per essere rinchiuso in un collegio.
Un'infanzia difficile quella dei piccoli Giorgio e Francesco, abbandonati da una madre bambina, ad appena un anno d'età il primo e a poche settimane di vita il secondo. Giorgio era stato affidato ai nonni materni, Franco messo in un collegio. Lì era rimasto per 12 anni prima di essere adottato da una famiglia benestante. «Neanche l'affetto della nuova famiglia - raccontò Franco in un'intervista a un periodico - riusciva a placarmi. Un giorno mi scoprirono mentre portavo via loro i soldi, così tolsero l'adozione. Fui spedito in un collegio a Siena, ma anche lì durai poco, mi scoprirono mentre stavo rubando dei soldi al preside. Fui ritenuto un caso con pochissime probabilità di recupero così mi portarono dai miei nonni al Cinquale». In Toscana, Franco conobbe il fratello Giorgio ma scappò anche dalla residenza dei nonni per andare in cerca della madre, a Napoli. Finì poi in carcere, si ammalò e cominciò a drogarsi. Fino al momento in cui Giorgio Panariello lo convinse ad andare a disintossicarsi nella comunità di San Patrignano, all'età di 37 anni, per uscirne sette anni dopo. «Mi drogavo e spacciavo - raccontò - entravo ed uscivo dal carcere. È soltanto grazie a Giorgio che non ho seguito il mio progetto di farla finita e che ho capito che era il momento di ricominciare».
«L'imprenditore che gli dava il lavoro - ricorda Ilaria in un bar di Montignoso -, lo accudiva con attenzione. Mi ricordo che quando lo vedeva fumare troppo, lo rimbrottava con affetto, "dai, dammi il pacchetto di sigarette", gli diceva per farlo smettere». Nel suo vagabondare, Franco era approdato anche a Massa, alla mensa dei poveri della Caritas, alla fine degli anni Ottanta: lo ricorda don Giuseppe Cippollini come un «uomo educato e rispettoso, sempre, nonostante quella robaccia che prendeva». "Robaccia" che Franco sembrava non prendere più. Lavorava con regolarità ormai da tre mesi e viveva nella casa che gli aveva messo a disposizione il fratello, a Pietrasanta. Che avesse chiuso con il passato ne erano convinti in paese, così come lo erano lo zio Duilio Panariello e il fratello. «Non me l'aspettavo», ha mormorato Giorgio.
Il medico della Misericordia di Viareggio ha potuto solo constatarne il decesso e alla polizia, i cui uomini del commissariato sono corsi nella notte, è restato il compito di cercare di ricostruire quanto accaduto e perché. Tra le ipotesi tutte da accertare se l'uomo si fosse trovato in compagnia di qualcuno e se magari, come avrebbero accennato i parenti arrivati all'obitorio nella mattinata da Montignoso (Massa), qualcuno possa avere scaricato da un'auto "Franco" Panariello mentre si sentiva male, lasciandolo a terra per poi allontanarsi. E si cerca anche di ricostruire le ultime ore del fratello dello showman.
Poche ore prima di morire aveva telefonato a un collega di Montignoso, giardiniere come lui, dicendo che sarebbe andato a cena da alcuni amici a Viareggio. Esistono questi amici ed è esistita la cena? Sono alcune delle domande alle quali gli investigatori cercano risposte. Intanto avrebbero identificato alcuni degli amici viareggini con i quali si sarebbe visto. Su un braccio dell'uomo sembra sia stata riscontrata la traccia lasciata da un ago. Ma a tentare di dire una parola definitiva sulle cause della morte di "Franco" Panariello, un passato di tossicodipendenza, saranno gli accertamenti disposti dal pm Giuseppe Amodeo, che potrebbe aprire un fascicolo contro ignoti. Il magistrato dovrà intanto stabilire se è sufficiente un esame cadaverico o se dovrà essere eseguita un'autopsia incaricando per questo il medico legale Stefano Pierotti. Pochi giorni fa avrebbe trascorso uno dei giorni prima delle feste con il fratello Giorgio e altri parenti, a Prato. Poi il ritorno in Versilia e l'ultima notte a Viareggio.
"Sembrava sereno, stava meglio"
Era tornato nella sua terra, tra il mare della Versilia e le Apuane, per trovare la forza di vivere. E sembrava a tutti che ce l'avesse fatta a lasciarsi alle spalle il dolore dell'abbandono, la droga, il carcere, la disperazione. Anche grazie all'aiuto di Giorgio, il comico, il fratello famoso. «Era sereno, stava meglio, lavorava sodo. Era una persona sensibilissima ed eravamo diventati amici», racconta con un velo di tristezza nello sguardo Gianni, il collega giardiniere che prestava la sua opera con Franco per una piccola ditta di Montignoso il cui titolare è un vecchio amico dei fratelli Panariello. Perchè Franco, dopo i soggiorni di recupero prima nella comunità per tossicodipendenti di San Patrignano e poi da don Mazzi, era voluto tornare proprio qui, a Montignoso. Un legame forte e probabilmente tormentato con la sua terra d'origine, da cui era stato allontanato ancora bambino per essere rinchiuso in un collegio.
Un'infanzia difficile quella dei piccoli Giorgio e Francesco, abbandonati da una madre bambina, ad appena un anno d'età il primo e a poche settimane di vita il secondo. Giorgio era stato affidato ai nonni materni, Franco messo in un collegio. Lì era rimasto per 12 anni prima di essere adottato da una famiglia benestante. «Neanche l'affetto della nuova famiglia - raccontò Franco in un'intervista a un periodico - riusciva a placarmi. Un giorno mi scoprirono mentre portavo via loro i soldi, così tolsero l'adozione. Fui spedito in un collegio a Siena, ma anche lì durai poco, mi scoprirono mentre stavo rubando dei soldi al preside. Fui ritenuto un caso con pochissime probabilità di recupero così mi portarono dai miei nonni al Cinquale». In Toscana, Franco conobbe il fratello Giorgio ma scappò anche dalla residenza dei nonni per andare in cerca della madre, a Napoli. Finì poi in carcere, si ammalò e cominciò a drogarsi. Fino al momento in cui Giorgio Panariello lo convinse ad andare a disintossicarsi nella comunità di San Patrignano, all'età di 37 anni, per uscirne sette anni dopo. «Mi drogavo e spacciavo - raccontò - entravo ed uscivo dal carcere. È soltanto grazie a Giorgio che non ho seguito il mio progetto di farla finita e che ho capito che era il momento di ricominciare».
«L'imprenditore che gli dava il lavoro - ricorda Ilaria in un bar di Montignoso -, lo accudiva con attenzione. Mi ricordo che quando lo vedeva fumare troppo, lo rimbrottava con affetto, "dai, dammi il pacchetto di sigarette", gli diceva per farlo smettere». Nel suo vagabondare, Franco era approdato anche a Massa, alla mensa dei poveri della Caritas, alla fine degli anni Ottanta: lo ricorda don Giuseppe Cippollini come un «uomo educato e rispettoso, sempre, nonostante quella robaccia che prendeva». "Robaccia" che Franco sembrava non prendere più. Lavorava con regolarità ormai da tre mesi e viveva nella casa che gli aveva messo a disposizione il fratello, a Pietrasanta. Che avesse chiuso con il passato ne erano convinti in paese, così come lo erano lo zio Duilio Panariello e il fratello. «Non me l'aspettavo», ha mormorato Giorgio.
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