Pizzeria Toscana addio Dopo cinquant'anni saluta piazza Garibaldi
Franco A. Calotti
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STORICO ESERCIZIO. La Pizzeria Toscana in piazza Garibaldi a Forte chiude i battenti dopo quasi 50 anni di attivitàNata come rosticceria, è stata simbolo di un'epoca Il titolare: «Me ne vado, qui sorgerà un altro esercizio»
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FORTE. Volta pagina una piccola storia popolare, minuta, ma non per questo meno importante: alla soglia dei cinquant'anni di attività chiude, infatti, la Pizzeria Toscana che si affaccia da sempre sulla centralissima piazza Garibaldi. È Dionigi Basile «che di tutti questi anni - rammenta sorridendo - almeno 35, senza esagerare, li ho passati per davvero tutti lì dentro, tra il bancone e il forno» a raccontare questa storia che testimonia di una Forte dei Marmi che non c'è più. Lui, Dionigi, arriva a Forte poco più che sedicenne sulla scia del fratello Michele e del resto dei familiari dal natìo Casertano, e subito si rimbocca le maniche. In men che non si dica, nasce così, nel 1962, la Rosticceria Toscana che progressivamente, negli anni Settanta-Ottanta lascerà poi definitivamente il passo alla pizzeria. «Piazza Garibaldi era realmente il centro della vita paesana - rammenta Basile - e ogni mattina qui davanti c'era il mercato con i banchi e le tende parcheggiati davanti al Fortino, mentre di là dalla strada c'era il mercatino del pesce. E naturalmente ogni mercoledì tutto si ingrandiva. Al punto che, devo dire, con la rosticceria faticavamo a tener testa alle richieste. E in estate si aggiungevano a quelle dei fortemarmini anche le ordinazioni dei villeggianti, che in tempi in cui non era ancora di moda pranzare sui ristoranti in spiaggia, utilizzavano moltissimo la nostra gastronomia». Questo simpatico self-made man, ormai impregnato di fortemarminità fino ai capelli a dispetto della nascita, e che ogni mattina presto osservava Forte svegliarsi e animare la piazza che è il cuore pulsante della città, racconta con pudore e modestia questo mondo di polli allo spiedo, lasagne fumanti e teglie di pizza al taglio che è corso via velocemente in questi cinquant'anni. «Adesso però è l'ora di passare il testimone - dice salutandoci - e l'ho fatto affidando il locale ad un collega della piazza che, interpretando i tempi, credo voglia far tornare in auge i tempi delle focaccerie di alta qualità, come quella dell'indimenticato Pietro Lucii». A chi bambino assaporava gli effluvi delle patatine arrosto, delle lasagne e delle pizze che si spandevano in piazza, dove con i coetanei passava le mattine a giocare, mancheranno altri aromi di un paese di un tempo che fu.
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