Il presidio
Periti del gip, i familiari scrivono ai Rettori
«I nostri morti meritano che nel processo si seguano le regole della scienza»
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. «Abbiamo compreso che le risposte date in aula dai vostri docenti hanno goduto della autorevole copertura data dalla loro afferenza a due massimi Istituti universitari italiani. Ma abbiamo anche sentito dire, ad esempio dal professor Dario Vangi dell'università di Firenze, che per verificare la cinematica dell'oggetto è sufficiente disporre una prova "ad occhio" perché l'occhio umano è più preciso del Cad"». È la lettera aperta che l'associazione "Il mondo che vorrei", quella che riunisce i familiari delle vittime, ha inviato ai rettori delle università la Sapienza di Roma (Luigi Frati), e di Firenze (Alberto Tesi) e per conoscenza al ministro dell'università, Francesco Profumo e ai Procuratori della Repubblica Aldo Cicala, Giuseppe Amodeo, Salvatore Giannino, titolari dell'inchiesta. La questione posta dai familiari è ancora la posizione dei due periti del gip Simone Silvestri, per i quali al termine dell'incidente probatorio la Procura ha ipotizzato di procedere per falso in perizia. «Vi chiediamo - scrive Daniela Rombi, presidente dell'associazione - di dedicare mezz'ora del vostro tempo a leggere i passaggi conclusivi dell'intervento in aula del Procuratore Giuseppe Amodeo che parla del metodo carente con il quale i vostri professori-periti hanno tratto le proprie conclusioni. Sarà pur responsabilità di qualcuno - scrive Rombi - entrare nel merito delle questioni e del metodo scientifico o meno che è stato impiegato. Se ci fosse un Ordine dei professori universitari che collaborano con i Tribunali ci rivolgeremmo a loro. Ma non esiste ed allora non ci resta che chiedere a voi, Magnifici rettori». Cosa chiedono i familiari delle 32 vittime è chiaro: «Qualcosa di più che valutazioni non spiegate», come accaduto invece nell'aula del Polo fieristico di Lucca che ha ospitato la tre giorni di udienze di fine incidente probatorio. «Chiediamo - continua Rombi - che non solo i consulenti tecnici della Procura ed i nostri si confrontino rispettando le regole del gioco, che poi altro non sono che le leggi che si studiano nella vostre università. Vogliamo e pretendiamo che le stesse regole siano rispettate dai vostri docenti. Vogliamo che non si nascondano dietro l'autoreferenzialità di cui godono, soltanto perché insegnano presso i vostri Istituti, per non spiegare, per eludere. I nostri cari 32 morti meritano che questo processo si faccia rispettando le regole. E meritano la garanzia che le basi dei ragionamenti sia metodologicamente e scientificamente corretta». Come si fa - ricorda Rombi ai rettori - «a sostenere in un aula di Tribunale, sotto giuramento, che i calcoli sono stati fatti ma non si ritenevano utili per allegarli alla perizia fatta per conto del gip?». È questo il metodo di lavoro - conclude la lettera - «che hanno appreso presso la vostra università? Noi crediamo sinceramente di no». E, dunque, «vi chiediamo il perché di questo pressapochismo. Chiediamo di essere confortati dalle vostre risposte. Perché siamo smarriti di fronte al brutto spettacolo al quale i vostri docenti ci hanno fatto assistere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google