Don Antonio spiega la Natività: la storia di unumile famiglia che ci parla di Dio
Presepi, una tradizione che resiste «Sono più piccoli ma ci sono»
don Antonio Tigli
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LA NATIVITA DELLA MISERICORDIA. Il presepe realizzato da un gruppo di volontari della Misericordia di Pietrasanta e allestito allinterno della sede dellassociazione pietrasantina in via di Mezzo 4 MINUTI DI LETTURA
ÈInutile mettersi a parlare del presepe dei miei tempi. Mi limito a dire che c'era in ogni casa e che la costruzione impegnava tutti, grandi e piccoli. Il posto per farlo si trovava ed anche se non c'erano concorsi e premi si faceva a gara per farlo grande, ricco di montagne nevose, di fontane e laghetti, di pecore e pastori. Non potevano mancare il Castello di Erode, i magi con i cammelli, la borracina di pineta. Nel punto magico la capanna con Maria, Giuseppe, il Bambino. Non era presepio se mancavano il bue e l'asinello. Le esigenze e le realizzazioni provenivano da una tradizione orale che da nonna a nipote si ripeteva ogni anno con una curiosità e un interesse che superava l'attuale concentrazione sul videogiochi. I personaggi erano di gesso e non poteva non esserci l'arrotino, il pastore con l'agnellino tra le braccia, la vecchietta che filava la lana delle pecore del suo gregge. Ma passiamo ai tempi moderni (si fa per dire). La tradizione resiste. A Viareggio forse più che altrove. E abitando molte famiglie in mini appartamenti è normale che anche i presepi siano mini. Ma non vuol dire. Il segno c'è. Magari anche ai piedi dell'albero, sempre un po' troppo invadente e in primo piano. La creatività, direi, oggi ha il sopravvento sulla tradizione. Si vedono presepi costruiti con ogni materiale e con presenze di persone e scene di problemi attuali. Sono un messaggio a volte di grande suggestione e spesso di riflessione esistenziale. Ma da dove viene questa ricchezza che ancora caratterizza un periodo di giorni e di ricorrenze ormai nel Dna di ciascuno? Se la data del primo presepe è intorno al 1200 con S. Francesco, l'evento che lo determina è di circa 2000 anni fa. Da un piccolo paese di montagna, Nazareth, una coppia sposata da poco, di cui sappiamo il nome, lui Giuseppe e lei Maria, arrivarono a Betlem, una cittadina a 10 chilometri da Gerusalemme. Questo viaggio a piedi, in carovana, di circa 120 chilometri dovettero farlo perché l'Imperatore Romano Cesare Augusto, essendo parte del suo impero anche la Palestina, voleva sapere quanti erano i suoi sudditi. E ordinò che ognuno andasse nel suo paese di origine, a deporre i dati richiesti. Giuseppe e Maria erano originari di Betlem perché discendenti del re David, nativo di lì. Maria era incinta di nove mesi. Giunta con Giuseppe a Betlem si accorsero che il bambino stava per nascere. Era pomeriggio inoltrato. La notte fa presto a venire in Oriente. La gente era chiusa in casa. Trovarono una grotta di pastori e li Maria partorì. Da quel momento successero delle cose straordinarie. I pastori erano sbigottiti. Un canto dolcissimo si diffondeva ovunque. Ma era freddo, tanto freddo. Quel bambino fu avvolto in una pelle di pecora e messo in mezzo al gregge per stare al caldo. Con le pecore c'erano i pastori che diffusero subito la notizia con segni convenzionali al punto che in poco tempo molti dalle grotte e tende vicine arrivarono portando qualcosa di utile (latte, pane, formaggio, acqua, coperte). Accesero un fuoco e cominciarono a parlare sottovoce di quello che stava accadendo perché cose così strane come in quella notte non erano mai avvenute, ne se ne erano sentite. Maria e Giuseppe, accanto al Bambino,intanto si assopirono. Nel dormiveglia Maria bisbigliava: «Come sei bello Gesù». Così per noi cristiani credenti e così per tanti uomini e donne del mondo dei non praticanti e degli increduli, nasce Colui che da miliardi di persone in questi 2000 anni di storia è ritenuto il Figlio di Dio, Dio lui stesso. Ho cercato di parlare del Natale come se ne parla nella parrocchia ai bambini, non per ridurre la portata dell'evento o per farne una specie di favola edificante, ma per dire che la fede dei cristiani, seppure avvolta nel mistero di un Dio eterno e invisibile, prende avvio dalla storia umile di una famiglia e nella condizione di una precarietà che ha destato e desta ammirazione tra i poveri e scuote la superbia dei potenti. E la Chiesa celebrando ogni anno il Natale non lo fa per annunciare un Dio irraggiungibile e blindato nei suoi palazzi, ma per dire a tutti che quanto più ciascuno di noi si fa piccolo coi piccoli, povero tra i poveri, libero tra i prepotenti, sincero con i falsi, si troverà ad essere discepolo di quel Dio che si fa uomo, e inizia la sua avventura di vita nella povertà di una grotta ma tra il calore che solo i poveri sanno dare. Sì, perché solo i poveri sanno riconoscere dal canto degli Angeli chi è Dio e chi è Erode.
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