Il presidio
Ex imprenditore costruisce la chiesina per il paese di Gello
Gabriele Dini e Marco Pomella
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CAMAIORE. Ha dedicato alla costruzione della chiesa tutti i giorni dell'ultimo anno, sabati e domeniche compresi. Quest'uomo volitivo e tenace di 76 anni ha superato tutti gli ostacoli della burocrazia e non si è fatto fermare né dal maltempo, né dal feroce sole di agosto. Tutto per esaudire un desiderio espresso dai genitori prima della loro morte: regalare ai cittadini di Gello un luogo dove recitare le proprie preghiere.
Da ieri questo minuscolo paese delle colline camaioresi (poco dopo Vado), ha finalmente una sua chiesina. A costruirla, scavandola letteralmente nella pietra, è stato l'imprenditore edile Pietro Pighini (membro di una famiglia molto conosciuta in tutta la Versilia perchè legata alla Melca e alla Locanda Il Riposo), che da tempo aveva in mente di realizzare un piccolo luogo di culto per la sua comunità.
I lavori sono andati avanti per oltre un anno, fino a ieri mattina, quando finalmente la struttura, dopo una breve processione, è stata inaugurata e intitolata alla Madonna Immacolata. Presenti tra gli altri, oltre a molti residenti, i consiglieri di maggioranza Simone Frugoni e Alberto Matteucci.
A benedire la nuova chiesa c'era il parroco di Camaiore don Damiano che a nome di tutti i fedeli ha ringraziato Pighini. Davanti al pubblico, quell'uomo più avvezzo a scolpire la pietra che a parlare, è riuscito a dire solo poche parole. «Per me questo progetto era troppo importante - racconta Pighini poco dopo l'inaugurazione mentre si gode il successo dell'iniziativa assieme a nipoti e pronipoti - e anche adesso mi commuovo se penso alla fatica che abbiamo fatto». Pighini racconta di un'odissea tra la burocrazia iniziata addirittura dal 2000, anno in cui è andato in pensione.
«Mio padre - racconta l'anziano - era solito recitare il rosario insieme ai concittadini in casa. Prima di morire chiese a me e a mia madre di fare in modo che si creasse uno spazio pubblico per ospitare chi voleva pregare qui a Gello». Per anni Pighini ha insistito con le autorità per ottenere un permesso. «Mi dicevano - spiega - che in quello spazio ci volevo costruire un garage e non una chiesa.
Finalmente l'anno scorso il Comune ha capito che ero sincero e mi ha autorizzato». Da quel momento Pighini, assieme a un amico pensionato e altri collaboratori, ha edificato la chiesetta senza mai fermarsi. Poi ha pianto, ripensando a mamma e papà e a quel desiderio diventato realtà.
Da ieri questo minuscolo paese delle colline camaioresi (poco dopo Vado), ha finalmente una sua chiesina. A costruirla, scavandola letteralmente nella pietra, è stato l'imprenditore edile Pietro Pighini (membro di una famiglia molto conosciuta in tutta la Versilia perchè legata alla Melca e alla Locanda Il Riposo), che da tempo aveva in mente di realizzare un piccolo luogo di culto per la sua comunità.
I lavori sono andati avanti per oltre un anno, fino a ieri mattina, quando finalmente la struttura, dopo una breve processione, è stata inaugurata e intitolata alla Madonna Immacolata. Presenti tra gli altri, oltre a molti residenti, i consiglieri di maggioranza Simone Frugoni e Alberto Matteucci.
A benedire la nuova chiesa c'era il parroco di Camaiore don Damiano che a nome di tutti i fedeli ha ringraziato Pighini. Davanti al pubblico, quell'uomo più avvezzo a scolpire la pietra che a parlare, è riuscito a dire solo poche parole. «Per me questo progetto era troppo importante - racconta Pighini poco dopo l'inaugurazione mentre si gode il successo dell'iniziativa assieme a nipoti e pronipoti - e anche adesso mi commuovo se penso alla fatica che abbiamo fatto». Pighini racconta di un'odissea tra la burocrazia iniziata addirittura dal 2000, anno in cui è andato in pensione.
«Mio padre - racconta l'anziano - era solito recitare il rosario insieme ai concittadini in casa. Prima di morire chiese a me e a mia madre di fare in modo che si creasse uno spazio pubblico per ospitare chi voleva pregare qui a Gello». Per anni Pighini ha insistito con le autorità per ottenere un permesso. «Mi dicevano - spiega - che in quello spazio ci volevo costruire un garage e non una chiesa.
Finalmente l'anno scorso il Comune ha capito che ero sincero e mi ha autorizzato». Da quel momento Pighini, assieme a un amico pensionato e altri collaboratori, ha edificato la chiesetta senza mai fermarsi. Poi ha pianto, ripensando a mamma e papà e a quel desiderio diventato realtà.
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