Il Tirreno

Versilia

«Strage, respingere i familiari delle vittime è un affronto per la città»

Donatella Francesconi
Daniela Rombi in consiglio comunale racconta la manifestazione di Roma
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Daniela Rombi in consiglio comunale racconta la manifestazione di Roma

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 VIAREGGIO. Il consiglio comunale «giudica inammissibile il trattamento riservato ai concittadini e alle concittadine che hanno portato a Roma, con grande civiltà, il loro dolore e la richiesta di verità, giustizia e sicurezza. E contemporaneamente la richiesta di un incontro con le più alte cariche dello Stato, ad iniziare dal Presidente della Repubblica». Così la mozione approvata lunedì sera, all'unanimità.  La delegazione dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di due anni e mezzo fa è appena rientrata da Roma quando approda in consiglio comunale. Lo schieramento di forze del'ordine in occasione dell'inaugurazione del nuovo scalo dell'alta velocità alla stazione Tiburtina ha impedito ai familiari arrivati da Viareggio di avvicinarsi alla struttura. Per due volte donne e uomini, con al collo le foto di chi non c'è più, sono venuti a contatto con lo schieramento di agenti in tenuta antisommossa e sono stati pesantemente respinti. Intorno a loro solo fotografi, giornalisti, cameraman che hanno immortalato la scena. E neppure l'ombra di un manifestante per motivi diversi, violento o presunto tale.  Daniela Rombi racconta la giornata a consiglieri e assessori attoniti. Al termine il consiglio voterà, maggioranza e minoranza insieme, la mozione che «ritiene inconcepibile l'atteggiamento delle forze di polizia che hanno impedito anche la sola presenza dei parenti delle vittime del 29 giugno 2009 alla manifestazione di inaugurazione della stazione Tiburtina». E giudica quanto accaduto «un affronto alla città», dando incarico al sindaco, unitamente ai parlamentari della zona, «di richiedere un incontro urgente con il Presidente della Repubblica». La mozione ribadisce anche «il proprio impegno contro l'ingiustificato licenziamento di Riccardo Antonini».  Ieri Lunardini ha scritto al presidente Napolitano. Nella serata di lunedì aveva fatto la stessa cosa la senatrice del Pd, Manuela Granaiola: «Signor presidente, oggi mi sono vergognata per lo stato della democrazia nel nostro Paese e mi sono sentita umiliata e offesa prima di tutto come cittadina di Viareggio, poi come madre e come senatrice della Repubblica».  I familiari delle vittime delle strage di Viareggio da un anno, ormai, chiedono un incontro con il presidente Napolitano: «Mi faccio convinto e determinato portavoce, e assieme a me il consiglio comunale tutto - scrive il sindaco Lunardini - delle richieste dei familiari di poterla incontrare quanto prima. Un incontro con lei, che così degnamente rappresenta il Paese tutto, con queste donne e questi uomini che tanto hanno sofferto, avrebbe un significato ed un valore non sostituibile».

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