Il Tirreno

Versilia

Orrore. Botte, minacce di morte, sesso estremo. Tutto filmato con l’Iphone dal suo carnefice

Violenza sullo yacht, 5 anni di carcere

Violentata a bordo, ma non si è arresa e ha sporto denuncia
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Violentata a bordo, ma non si è arresa e ha sporto denuncia

Giovane scozzese stuprata nel giugno scorso sulla barca in porto

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 VIAREGGIO. Condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere per aver violentato, brutalizzato, terrorizzato una ragazza di ventiquattro anni finita sulla sua barca, ormeggiata nel porto cittadino. Sulle spalle di Joseph Stephen Heyworth, 39 anni, oltre alla condanna del Tribunale di Lucca pende un mandato di cattura europeo. Visto che dal giorno dei fatti l'uomo s'è reso irreperibile.  La notte tra il 24 ed il 25 giugno dello scorso anno fu di puro terrore per la giovane scozzese, oggi ventiquattrenne, arrivata a Viareggio a bordo di un grosso yacht inglese a bordo del quale lavorava. L'incontro con Heyworth, all'epoca armatore e comandante del "Gummy Bears", un venti metri battente bandiera delle Isole Vergini Britanniche, nel giro di poche ore si trasformò nel peggiore degli incubi, con la stessa vita della giovane scozzese messa in pericolo dalla furia dell'uomo.  I due si conoscono in un pub della Darsena, intorno alle 18 del 24 giugno. Heyworth è lì da un po'. Ha dovuto spostare lo yacht, in mattinata, ed è tornato in porto per pranzo. Poi è andato al pub con un amico, Andrew Deschamps, all'epoca comandante del "Ten". Hanno bevuto e bevono ancora quando arriva la ragazza in compagnia di altri due colleghi. Cosa accade di lì a poco lo raccontano gli atti del processo.  Al pub Heyworth mostra alla giovane un video porno, sul proprio Iphone. La ragazza lascia il locale, intuendo l'aria che tira. Fatti pochi passi, all'esterno, viene però raggiunta da Heyworth, solo, che la invita sulla propria imbarcazione. Dove sono soli. La donna rifiuta il whisky offerto, visita volentieri lo yacht, quando arrivano nella cabina dell'armatore ci scappa un bacio. Che la giovane ricambia. L'uomo la spoglia. La situazione si fa "calda". Ma Heyworth è ubriaco e si rivela impossibilitato a fare qualsivoglia cosa abbia a che fare con il sesso. Situazione pesante e imbarazzante, alla quale la ragazza tenta di sottrarsi. Ma quando è sulla scaletta che dalla camera la riporta sul ponte dello yacht, Hayworth la afferra, la strattona a terra. Lei si ferisce ad una spalla. Lui la trascina sul pavimento e la ributta sul letto. Nel frattempo ha assunto un farmaco che garantisce quell'erezione che da solo non era in grado di avere.  E comincia l'inferno. Violentata, insultata, costretta a mostrare piacere e a soggiacere a tutte le richieste dell'uomo sotto minaccia di perdere la vita. "Se non fai quello che ti ordino ti faccio del male", riferirà di essersi sentita dire più e più volte. Con l'aggiunta di "ho torturato altre persone con la corrente elettrica". Va avanti così fino alle cinque del mattino. Senza tregua. Orrore dopo orrore.  Quando la giovane torna a bordo dell'imbarcazione sulla quale lavora, una collega e la moglie del comandante ne raccolgono la testimonianza. E la vedono vomitare, ferita nel corpo e nell'animo. La moglie del comandante appunta il racconto ed il documento finirà, fondamentale, agli atti. Seguono la visita in ospedale e la denuncia ai carabinieri. Che subito fanno visita al "Gummy Bear": la cabina dell'armatore è a soqquadro, ci sono tracce di sperma e urina ovunque. Mancano le lenzuola e alcune federe (non tutte) ma c'è l'odore di profumo fortissimo che la vittima ha descritto. Nella stanza i carabinieri trovano anche 106 supporti informatici di cui 89 dal contenuto pornografico. Tra questi, due, rappresentano la sequenza di violenze che Hayworth ha voluto riproporre sulla malcapitata scozzese.  L'ex fidanzata dell'uomo, titolare della società proprietaria dello yacht "Gummy Bears", dichiarerà in Tribunale (pm Sergio Garofalo, giudice Giuseppe Pezzuti) che quel materiale porno l'ha trovato, e raccolto, nelle case che affitta a studenti in Inghilterra.  Nel tentativo di sottrarsi alla condanna, l'uomo, assistito da quattro avvocati, (tra cui Oscar Uccelli di Perugia e Giovan Battista Santini di Lucca) è riuscito a fare ammettere in aula anche tre spezzoni, da lui messi insieme, del video filmato con l'Iphone durante la notte di orrore. Video del quale la giovane donna - sottolinea l'avvocato Graziano Maffei che l'ha difesa - per fortuna aveva parlato fin da quando aveva presentato denuncia.

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