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Lincontro con uno dei padri della Bolkestein: non vogliamo distruggere le imprese balneari
«La soluzione esiste ma a Roma»
dall'inviato Matteo Tuccini
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Il pattino rosso, simbolo della protesta contro le aste e vera attrazione del corteo andato in scena a Bruxelles Frohn: sono i singoli governi a decidere come applicare la direttiva
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BRUXELLES. «La soluzione al vostro problema c'è. E' il vostro Governo che la deve mettere nero su bianco. Per quanto ci riguarda, non abbiamo alcuna intenzione di distruggere le imprese balneari, tutt'altro. Saremo lieti di accogliere le osservazioni sulla direttiva Bolkestein che l'Italia ci porterà». Parole pesanti, se a pronunciarle è Martin Frohn, alto funzionario dell'Unione Europea e braccio destro dell'eurocommissario alla concorrenza Michel Barnier. Per la prima volta l'Ue, di fronte agli stessi balneari saliti a Bruxelles per un colloquio con i tecnici che hanno ideato la Bolkestein, dà un'indicazione chiara e netta sulla gara per le spiagge. Il succo è: se vi salva Roma, noi non faremo barricate. E' una svolta nella battaglia a difesa delle concessioni demaniali, che in base alla direttiva Servizi (più conosciuta come Bolkestein) dovrebbero andare all'asta dal 1º gennaio 2016. L'Europa mostra una posizione più "sfumata", anche se considera necessario motivare l'eventuale mancata riassegnazione delle concessioni. Il criterio? Lo scelga l'Italia. Comunque, si potrà fare una richiesta simile soltanto dopo aver chiuso la procedura d'infrazione, il contenzioso aperto con il nostro Paese per la mancata applicazione della direttiva. Il che significa che il rinnovo automatico delle concessioni dovrà essere cancellato dal Parlamento italiano. Al tempo stesso, però, viene disintegrato il paracadute che a Roma aveva salvato finora tutti i rappresentanti politici nostrani, e cioè: è l'Europa matrigna che vuole affondare i bagni, dateci tempo che la convinceremo. Ebbene, la questione è esattamente inversa: la direttiva non è una legge restrittiva, bensì una serie di indicazioni in cui muoversi. Sta allo Stato membro applicarla nei propri confini, stabilendone i criteri. Ma questo lavoro, fanno capire dagli uffici di Bruxelles, non è mai stato fatto dal vecchio Governo. Il cui comportamento ha semmai aggravato la posizione degli stabilimenti. «Ci hanno spiegato - afferma Piero Bellandi, che faceva parte della delegazione inviata a parlare - che nessuno ha mai detto loro di questa faccenda». Una "rivelazione" che - ovviamente - non tranquillizza la categoria. Perché diventa ogni giorno sempre più chiaro quanti interessi si muovano intorno ai bagni italiani, ma soprattutto versiliesi, che rappresentano il boccone più ghiotto. Se la politica, che per la missione a Bruxelles si è mossa con autorevoli rappresentanti - la senatrice Manuela Granaiola in testa - non decide di evitare le aste, le aste si faranno. Un buon motivo quindi per ripartire, ancora una volta, verso Roma, dove i balneari torneranno a protestare il prossimo 24 novembre.
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