Il Tirreno

Versilia

Lesioni gravissime, assolto il chiropratico

Donatella Francesconi
Il tribunale di Viareggio e a destra l’avvocato Graziano Maffei
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Il tribunale di Viareggio e a destra l’avvocato Graziano Maffei

Uno sportivo aveva fatto causa per una sindrome. Ma il giudice gli ha dato torto

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 VIAREGGIO. Assolto da tutte le accuse, quella di aver esercitato abusivamente la professione medica e quella di aver procurato lesioni colpose gravissime al trentenne viareggino che si era rivolto al suo studio nel 2004. Si è concluso così, in primo grado, il processo a carico del dottor Gerard Estibal, chiropratico con studio in città. Difeso dall'avvocato Graziano Maffei che nel corso del procedimento si è confrontato, in uno scontro all'ultimo cavillo, con il collega Enrico Marzaduri, difensore del querelante.  Al centro della storia una patologia tra le più pesanti (sindrome della cauda equina) che insorge dopo che da mesi l'uomo, impiegato in un lavoro pesante ed impegnatissimo in più di un'attività sportiva a livello quasi agonistico, si era rivolto al chiropratico. Patologia che - è stato ricordato in aula - è irreversibile se non si interviene entro 12 ore dall'insorgenza dei sintomi.  Due anni dopo l'inizio della cura, il trentenne colpito da una lunga serie di sintomi pesanti decide di presentare querela contro il chiropratico. In mezzo ci sono state un' operazione d'urgenza all'ospedale Versilia per rimuovere una grossa ernia discale ed una lunga serie di visite con i massimi neurochirurghi del Nord d'Italia. Oltre ad una perizia che lo stesso si fa fare da due medici di Pisa i quali giungono alla conclusione - racconta l'avvocato Maffei - «che la colpa di quello che l'uomo stava passando fosse da attribuire a Gerard Estibal ed alle sue "manipolazioni"».  Così si va al processo (pm Fabio Origlio, giudice Valeria Marino) che ha contato ben dodici udienze. E che inizia con la contestazione dell'ammissibilità dell'azione penale intrapresa dalla parte lesa, visto che la qurela è arrivata ben due anni dopo aver avuto i primi sintomi della patologia. Invece che dopo i tre mesi previsti dalla legge.  «Il querelante ha sostenuto», continua Maffei, «che sono serviti interamente i due anni per arrivare a capire cosa realmente avesse». A fronte di operazione, consulti, esami diagnostici ripetuti - insomma - nessuno avrebbe mai fornito un responso: «Davvero difficile da credere», argomenta Maffei.  Una volta deciso che l'azione penale è da accogliere, lo scontro entra nel merito. Tra i punti più "caldi" la prescrizione che il dottor Estiban dichiara di aver indicato dopo ogni incontro con il paziente: 48 ore di assoluto riposo. «Che l'uomo - prosegue Maffei - non ha osservato. Mai. Per sua stessa ammissione, pur motivata con l'argomentazione che non sarebbe mia stata data. Argomentazione, però, smentita proprio un aula dall'ex fidanzata dell'uomo». A complicare il quadro, verso l'accertamento delle responsabilità - sottolinea Maffei - il fatto che l'uomo «non ha mai voluto dire che fosse il suo medico curante nei due anni che hanno portato alla presentazione della querela contro il mio assistito, nè produrre i certificati che ne hanno giustificato l'assenza dal lavoro per un anno intero».  Nel corso dell'iter processuale il giudice Marino ha voluto disporre una perizia d'ufficio, visto «il conflitto più duro ed insanabile tra i consulenti delle parti». Perizia affidata al professor Enrico Francolini, ortopedico fiorentino, che si conclude con esito favorevole al dottor Gerard Estibal. Tanto favorevole da smontare i due cardini delle accuse a suo carico: «Il professor Francolini - conclude l'avvocato Maffei - dà ragione al mio assistito sul fatto di non aver richiesto o prescritto ulteriori immagini diagnostiche oltre quelle portate dal paziente e risalenti al 2000». Ma non solo: «Per 4 mesi le visite nello studio del dottor Estiban danno esito positivo, visto che il paziente sta meglio come dimostrano le cartelle cliniche che il medico consegnava, dopo ogni appuntamento, al paziente. In un soggetto che praticava sport a quei livelli - così Maffei riassume la conclusione del perito nominato dal giudice - se vi fosse stata, al momento delle manipolazioni, compromissione neurologica non avrebbe potuto che palesarsi».

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