Il presidio
IL CONSULENTE DELLORSA
«Nessuno ha verificato le condizioni del treno»
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Assi e cisterne deragliate a Viareggio 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Il carro dergaliato a ridosso di via Ponchielli, la maldetta notte del 29 giugno 2009, «è entrato in Italia senza che si predisponessero adeguati controlli. Più precisamente la ferrocisterna risulta non aver avuto l'autorizzazione ad entrare nella rete Fs, né il rinnovo della stessa autorizzazione in occasione della successiva revisione sotto la responsabilità del Cesifer». A ripercorrere la storia della cisterna e del carro che la trasportava, poi deragliato a Viareggio, è l'ingegnere Mario La Rocca, consulente del sindacato autonomo dei ferrovieri, Orsa. Nella relazione del febbraio 2010, Angelo Laurino, capo dipartimento Polfer che ha indagato per la Procura con la sua squadra, scriveva: «Il carrocisterna numero 33807818210-6 è stato costruito in Polonia ed immatricolato in Germania sulla sola base della documentazione fornita da Kgv. Da Ostroda (Polonia) è stat inviato direttamente a Trecate (Novara) dove è stato messo in circolazione senza che fosse stata eseguita la procedura di cabotaggio». Ovvero quella che autorizza ad utilizzare prevalentemente lungo i binari d'Italia materiale rotabile proveniente dall'estero. «Prima di prestare servizio - scrive La Rocca nella relazione per Orsa - andavano verificate le condizioni del rotabile». Sia per la cisterna che «per i meccanismi (freno ad aria compressa, organi della sospensione, assili, boccole, ecc.) agli effetti della circolazione e del regime di cabotaggio previsto nelle schede di procedura che non è stata attivata da Trenitalia». Il carro, inoltre - continua il consulente del sindacato autonomo dei ferrovieri - «fu immediatamente immesso in Italia, rimanendo privo di regole di manutenzione certe ed approvate da organsimi terzi». Per l'ingegnere La Rocca gli elementi raccolti comportano «la responsabilità del Gruppo Fs per la mancata applicazione della normativa». Nel caso del carro deragliato a Viareggio - conclude l'ingegnere La Rocca - «Trenitalia non chiese al Cesifer né l'autorizzazione alla circolazione del carro all'ingresso in Italia a gennaio 2005, né il rinnovo dell'autorizzazione a marzo 2009 al termine dei lavori di revisione presso l'officina Cima riparazioni. Si intuisce bene - è l'amarissima considerazione - come, se controlalto anche per ciò che riguardava il rodiggio e gli organi meccanici in genere, il carro avrebbe potuto manifestare i gravi processi di degrado già in atto. In particolare lo stato delle sale montate «asse più ruote, ndr)». D.F.
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