Il Tirreno

Versilia

Scontro sulle vernici dell'asse

I verbali del confronto tra periti di gip e parti lese

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 VIAREGGIO. Non di sola cisterna che si squarcia è fatto il disastro ferroviario di due anni fa che è costato 32 morti. Perché questa maledetta storia inizia lontano, in Germania dove - secondo l'accusa, ma un po' tutte le perizie lo confermano - chi avrebbe dovuto fare non ha fatto e chi avrebbe dovuto vedere non ha visto.  L'asse aveva una frattura (cricca) nel metallo che avrebbe dovuto essere intercettata. Se a coprire cricca e corrosione non vi fossero state più mani di vernice. Come si legge nel lavoro del perito della Procura, ingegnere Paolo Toni, e così come hanno messo nero su bianco le indagini della squadra Polfer guidata dall'ispettore capo Angelo Laurino.  Lo scontro sulle vernici è, dunque, un capitolo determinante di questa storia. Siamo a pagina 262 dei verbali della seconda giornata di udienza delle tre che hanno chiuso l'incidente probatorio. Per i periti del gip, Dario Vangi e Riccardo Licciardello, l'asse che si è spezzato ha (pagina 264) un «colore blu scuro».  Ad incalzarli, entrambi, è Fabrizio D'Errico: assistente al Politecnico di Milano, è perito di parti lese, ma anche della Provincia.  Riccardo Licciardello, alla prima domanda, conferma, deciso: blu scuro, «una volta rimosso lo strato di sporcizia, fuliggine, ecc.».  D'Errico, relazione dei due periti alla mano, chiede conto del passaggio in cui si afferma che "lo strato nero superficiale di questa zona corpo assile è il risultato di un viraggio di colore dal blu al nero, sviluppato per effetto termico". Ma, allora, chiede D'Errico, lo stramaledetto asse - quando è stato tolto dal contenitore alla Lucchini - «era blu scuro, dopo la pulizia o nero come l'abbiamo osservato tutti?».  Siamo due pagine dopo la prima risposta: «Nera, nera completamente», afferma sicuro Riccardo Licciardello.  D'Errico mostra l'immagine e mira a mettere un punto fermo: «Pulita dalla fuliggine si presentava completamente nera lucida».  Ma Licciardello ha di nuovo cambiato idea. E a pagina 267 l'asse torna ad essere blu: «Io lo avrei definito un blu molto molto scuro».  In mezzo alla discussione si inserisce Dario Vangi (pagina 269): «Volevo tornare sul nero o blu scuro. Diciamo che tra quando era coperto di sporco, tra quel colore lì e il colore una volta pulito c'era una differenza...un pochino...Quindi il primo lo abbiamo chiamato nero, perché era più nero. Ed il secondo lo chiamiamo blu scuro, comunque un colore molto scuro...».  A pagine 271 è ancora Licciardello a riprendere la questione dei due colori, diventati «due diverse tonalità di nero...io direi un blu scuro ed il nero invece tipo fuliggine...».  A questo punto Fabrizio D'Errico dice quello che, chiunque sia arrivato fin qui, ha già pensato: «Lasciamo perdere la fuliggine. L'abbiamo tolta». Otto pagine prima. Il giudice Silvestri prende la parola: «Su questo discorso ci stiamo perdendo...». Difficile dargli torto. D.F.

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