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VIAREGGIO. Cisterne rotanti e binari taglienti: è lo scenario portato in aula ...
Donatella Francesconi
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VIAREGGIO. Cisterne rotanti e binari taglienti: è lo scenario portato in aula dai periti del giudice per le indagini preliminari, Simone Silvestri, al Polo fieristico di Lucca dove sono tornate le udienze dell'incidente probatorio per il disastro ferroviario di due anni fa. Trentadue morti, feriti che hanno corpo e anima segnati per sempre, distruzione, lutto, dolore infinito. «Chi manca?»: alle nove del mattino la conta più importante non è quella dei vivi, ma quella dei morti. E le risposte cercate e dovute sono scritte nel gesto, carico di amore, con il quale le zie di Luca e Lorenzo Piagentini appoggiano al lungo cancello la foto dei due piccolini morti nel disastro, insieme a quella nella quale sono insieme alla loro mamma, Stefania, che il fuoco s'è portata via. «Andiamo, entriamo...dai...». Papà Marco si dirige a passo spedito verso l'aula all'interno della quale ascolterà la ricostruzione della tragedia che gli ha sterminato la famiglia. Prima dalla voce dei periti del giudice, ingegneri Dario Vangi e Riccardo Licciardello, poi nelle domande che pone loro il perito della Procura, ingegnere Paolo Toni. Quando lascerà il Polo fieristico, alla fine della prima giornata di confronto tra periti, indicherà con precisione cosa l'ha convinto e cosa no. «Una relazione irricevibile»: è netta la posizione di Daniela Rombi, presidente dell'associazione il "Mondo che vorrei" nata per riunire i familiari delle vittime, nel giudicare le parole ascoltate da Vangi e Licciardello. I quali, alle domande del professor Toni, hanno risposto «irrilevante» - così le testimonianze dei tanti, parti civili e tecnici, presenti in aula - tutte le volte che parlare avrebbe voluto addentrarsi su un terreno che non era strettamente quello relativo alla tesi sostenuta. Quella per cui a squarciare la cisterna carica di Gpl sarebbe stato un pezzo dello scambio (piegata a zampa di lepre) e non un picchetto di misurazione delle curve. Che, fuori dal linguaggio tecnico, significa Ferrovie non responsabili dell'incendio nel primo caso. Perfino la velocità alla quale è uscito il gas, pronto a distruggere due strade e le loro case, non è cosa di cui discutere. Neppure se il perito della Procura fa notare che, nell'ipotesi formulata dai due periti del giudice, non si riscontrano i segni devastatori del passaggio del gas sulla traiettoria zampa di lepre/resto del mondo. C'è poi un punto delle argomentazioni degli ingegneri Vangi e Licciardello che merita una domanda aggiuntiva. La cisterna - spiegano i periti del gip - non ha i segni dell'urto che sembrerebbe inevitabile, data la conclusione cui sono giunti, con la rotaia a fianco del pezzo dello scambio. Non ce l'ha - è la spiegazione - perché mentre veniva squarciata la cisterna continuava il proprio movimento rotatorio, senza toccarla. Ed allora: qual è il punto dello squarcio che "racconta" l'esito di questo taglio in rotazione? Basta provare ad affettare una lattina di alluminio mentre la si ruota per capire cosa accade... Il confronto in aula riprende oggi: a parlare per primo sarà ancora il professor Paolo Toni, forte del supporto del lavoro della squadra Polfer guidata dall'ispettore capo Angelo Laurino. Poi sarà la volta dei periti delle parti lese, tra le quali compaiono anche Comune, Provincia e Regione. Si va avanti ad oltranza. E non è escluso che il giudice Silvestri, vista la distanza totale tra accusa e difesa, possa decidere di nominare un terzo perito. ALTRO SERVIZIO A PAG.10
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