Il Tirreno

Versilia

Caso Carmencita, Pozzi si difende «Regolare il passaggio di gestione»

M.T.

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 VIAREGGIO. «Quella firma è autentica». Gianluca Pozzi si difende di fronte al giudice Gerardo Boragine. Secondo lui, la gestione del bar Carmencita in piazza Mazzini - al centro di una vicenda giudiziaria che vede Pozzi sotto accusa per falso e truffa aggravata - è stata ceduta in maniera regolare. E dei soldi ricavati da quell'affare - 300mila euro - lui ne ha visti pochi: «Non me li sono intascati», assicura.  La vicenda risale all'aprile 2009. Pozzi è socio al 50 per cento di un imprenditore pistoiese, Pierluigi Bizzarri, nella "Tapa tapa srl". Che cede la conduzione del bar Carmencita alla società Rianlolu.  Bizzarri sostiene sin da subito di non saperne niente. Racconta che un giorno si reca al bar e nota persone assolutamente sconosciute a lavorare all'interno. A quel punto cerca di informarsi per capire cosa sia successo. E - una volta informato del passaggio di gestione - sostiene di aver cercato più volte Pozzi, senza però riuscire ad avere una spiegazione plausibile.  Bizzarri ha contestato, inoltre, all'ex socio di aver falsificato la sua firma in un documento che dava il via libera all'affitto di azienda. Quella stessa firma che avrebbe indotto il notaio a dare il via libera all'atto che ha decretato il passaggio di consegne, per una cifra intorno ai 300mila euro.  Pozzi, però, ribadisce di non aver commesso reati. «Per l'affitto del bar ci accordammo su 75mila euro al momento del rogito e poi un versamento a rate mensili, di 7.500 euro ciascuna, della somma restante - racconta Pozzi - in realtà io ho visto solo i primi soldi e un paio di mensilità». Bizzarri, dal canto suo, ha diffidato i gestori attuali a non pagare, mentre Pozzi ha fatto causa alla Rianlolu per mancato pagamento.

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