Il Tirreno

Versilia

Parcheggio del Versilia, esasperati dai parcheggiatori

Luca Centini
Parcheggio del Versilia, esasperati dai parcheggiatori

Una donna anziana spinge la carrozzina con il marito dolorante. A pochi passi da lei uno dei tanti parcheggiatori abusivi la tallona metro dopo metro. Ha in mano delle confezioni di fazzoletti e degli accendini

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LIDO. Una donna anziana spinge la carrozzina con il marito dolorante. A pochi passi da lei uno dei tanti parcheggiatori abusivi la tallona metro dopo metro. Ha in mano delle confezioni di fazzoletti e degli accendini. La signora scuote la testa. Prova a resistere ma - dopo poco - cede e mette mano al portafoglio. Quasi per liberarsi una volta per tutte della scocciatura.  Scene come questa sono una consuetudine nel parcheggio dell'ospedale Versilia. Mancano pochi minuti a mezzogiorno. L'ingresso del parcheggio è presidiato da un gruppetto di extracomunitari. Pochi metri più avanti vivacchiano altri giovani. Una quarntina, per tutta l'ampiezza del piazzale. Professione? Qualcosa a metà tra parcheggiatori abusivi e venditori ambulanti. Occupano il parcheggio del Versilia, sistemandosi a gruppetti tra le file di macchine parcheggiate e all'imboccatura dei vialetti che portano alla struttura ospedaliera.  Ti accorgi di loro appena entri nel piazzale. Gesticolano, come fanno i parcheggiatori negli spazi ristretti delle stive delle navi, ti accompagnano fino al posto libero. E, una volta che esci dall'auto, ti braccano per venderti qualcosa. La tattica è quella della "goccia cinese". E infatti, alla distanza, sono soprattutto le donne e gli anziani a cedere.  Il più delle volte i "clienti" tirano fuori gli spiccioli e non vogliono neanche vedere il prodotto, che spesso rimane chiuso nei borsoni dei venditori.  Questa è la cronaca di una normale mattinata di fronte all'ospedale versiliese. Da una parte un gruppo di venditori ostinati. Dall'altra le tante persone che storgono la bocca, borbottano ma - alla fine - pagano.  «Vogliono fare i padroni a casa nostra - esclama un signore mentre la moglie lo tira per la giacchetta, come a farlo star zitto - dovrebbero tornare al loro paese». Del resto il confine tra un'arrabbiatura giustificata e un atteggiamento razzista - si sa - è fin troppo sottile. Ma è chiaro che la situazione dell'ospedale, data la particolarità del luogo, è intollerabile. «Non c'entra niente il razzismo - racconta Simone, volontario della Pubblica assistenza di Stazzema - non siamo in un parcheggio normale, ma in un ospedale. C'è gente che viene a trovare familiari che stanno male. Persone che hanno problemi seri e vengono infastidite ogni giorno».  Basta fermarsi cinque minuti a osservare le scene di fronte al presidio per capire che c'è qualcosa che non va. Gruppetti di ambulanti se ne stanno pure all'imboccatura del vialetto che porta alle stanze mortuarie. Gli affari sono affari, ma in certi casi servirebbe un pizzico di delicatezza in più. «Se continua chiamo il 113», si lascia sfuggire una donna mentre sale in macchina.  Non a caso, negli utlimi mesi, si sono sprecate le segnalazioni di cittadini arrabbiati. Su Facebook è nato il gruppo "Via gli extracomunitari fuori dall'ospedale Versilia", per la verità con un numero misero di iscritti. E poi raccolte di firme, controlli delle forze dell'ordine. Ma, a distanza di mesi, il numero dei "vu cumprà", per la maggior parte senegalesi, è aumentato in modo costante.  Il disagio, a quanto pare, non è semplice da cancellare.

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