Il Tirreno

Versilia

Ma chi li paga i costumi dei carri?

Fabrizio Galli interviene sul caso dei costumi
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Fabrizio Galli interviene sul caso dei costumi

Ennesima polemica fra i costruttori e la Fondazione

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 VIAREGGIO. Ancora un botta e risposta tra Fondazione e carristi, questa volta sul caso dei costumi. E' Fabrizio Galli, costruttore di prima categoria, a replicare alle dichiarazioni del presidente Alessandro Santini in merito alla vicenda.  Il contratto d'appalto stipulato annualmente tra la Fondazione ed il singolo costruttore prevede, infatti, che sia a carico del carrista il costo dei costumi dei figuranti.  In realtà, come sanno tutti i viareggini, chi monta sui carri il costume se lo paga (e anche salato in alcuni casi).  Il bando di concorso, invece, non prevede la voce «costumi» tra le spese che devono sobbarcarsi i costruttori. Alla fine si sarebbe trattato di una semplice dimenticanza da parte della Fondazione, giacché la stessa dicitura compare anche nel contratto d'appalto firmato dai costruttori delle mascherate di gruppo. Che, ovviamente, non hanno bisogno di figuranti.  Il presidente Santini ha preso una posizione sulla vicenda, dicendo che a scanso di equivoci verrà modificato il contratto d'appalto. Il numero uno di Palazzo delle Muse ha poi aggiunto: «Tengo a precisare che è sbagliato dire che il costo del vestito è comprensivo dei 28 euro di biglietto cumulativo per l'ingresso ai corsi mascherati: la Fondazione Carnevale non ci guadagna nulla».  I figuranti dei carri, infatti, entrano gratuitamente con un tesserino di riconoscimento.  Questa la risposta, a titolo personale, di Fabrizio Galli, intervenuto sulla questione su un sito Internet viareggino: «Se un figurante acquista un costume a 70 euro, ha diritto ad un tesserino per entrare gratuitamente ai cinque corsi mascherati. Ne consegue che non dovrà comprare un biglietto cumulativo per i cinque corsi. Costando un cumulativo 25 euro (in realtà è 27 euro ed il prossimo anno arriverà a costare 28, ndr), la spesa risultante è 45 euro». Con questa affermazione, precisa Galli, «non ho imputato alcun guadagno alla Fondazione». Insomma quei 70 euro vanno tutti al carrista (o al costumista).

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