Il Tirreno

Versilia

Le reazioni. «Questa scelta scoraggerà l’attività privata. E non rispecchia la qualità del nostro lavoro»

Costretti a far sborsare di più ai pazienti

Gabriele Buffoni
<b>PRIMARI.</b> Da sx, Franco Marsili e Giancarlo Casolo. A destra l&#146;ospedale Versilia di Lido
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PRIMARI. Da sx, Franco Marsili e Giancarlo Casolo. A destra l’ospedale Versilia di Lido

I primari: già oggi ci ritroviamo in tasca poco, ma se continua così...

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 VIAREGGIO. Sorpresi e arrabbiati. E poco propensi a volersi far carico dell'intero aumento che la Regione ha previsto sulle prestazioni a pagamento in ospedale. Sono profondamente amareggiati i medici che vedranno imporsi restrizioni sui loro introiti, come il dottor Franco Marsili, primario di dermatologia all'ospedale Versilia, che dichiara: «A questo punto dovremmo accontentarci di una percentuale davvero bassa, che non rispecchia certo la qualità del nostro lavoro. Questa nuova mossa della Regione mette in seria difficoltà l'attività che noi svolgiamo come liberi professionisti in intramoenia: paradossalmente, visti tutti i soldi che dobbiamo versare per svolgere il nostro impiego, converrebbe non lavorare più».  Bisogna infatti considerare anche il fatto che già è presente una "tassa" che grava sui medici che operano nell'ospedale in intramoenia, e che finisce nelle tasche dell'Asl e della Regione toscana. A titolo informativo abbiamo interpellato Daniele Bargellini, responsabile dell'ufficio per le attività aziendali a pagamento e per i liberi professionisti, che ci ha spiegato: «Per ora i medici danno all'azienda una cifra per ogni visita oscillante fra i 14 e i 17 euro. A questi bisogna poi aggiungere una detrazione del 10,5% sul rimanente più un bollo di quasi due euro. Su una prestazione tipo dalla tariffa di cento euro, al medico rimarrebbero così all'incirca una settantina di euro lordi». Quindi ogni dottore guadagna intorno ai 30-40 euro ogni cento euro di visita.  Ma non tutti sono al corrente della novità. «Non so ancora nulla di questa iniziativa - conferma il dottor Giancarlo Casolo, primario di cardiologia - non mi è arrivato nemmeno un avviso. Dovrò informarmi prima di prendere una qualche posizione in proposito».  «È una vera vergogna - dichiara invece il dottor Giovanni Paolo Cima, primario di ginecologia - di quello che richiediamo ai pazienti ne otteniamo effettivamente solo la metà. Se aggiungiamo anche queste sovrattasse, mi chiedo dove andremo a finire. E poi come medici dipendenti dall'azienda non possiamo nemmeno aumentare il nostro onorario per più di una volta all'anno: anche io che negli ultimi anni non ho aumentato i prezzi mi vedrò costretto a farlo ora, se verrà attuata questa normativa. Almeno in parte, per non caricare troppo il paziente; di certo però non posso accollarmi tutta la spesa o i guadagni si ridurrebbero fino ad una cifra che sfiora il ridicolo».  C'è invece chi la prende con più filosofia, anche se il boccone da ingerire non è dei più dolci: «Lo Stato ci dà, e lo Stato ci può togliere» è il motto con cui reagisce il dottor Ubaldo Bonuccelli, direttore di neurologia. «È una scelta - prosegue - che disincentiverà il nostro lavoro come liberi professionisti nell'ospedale a favore dell'attività ospedaliera standard, che però è inevitabilmente di qualità inferiore. Se veramente entreranno in vigore queste nuove tariffe purtroppo dovremmo aumentare l'onorario, in modo che pagherà in parte il paziente e in parte noi: che i medici paghino tutto personalmente per questa iniziativa regionale è impensabile».  «Quello che più mi dispiace, tuttavia - prosegue Bonuccelli - è vedere che anche stavolta la Regione ha istituito i soliti "scaglioni": meglio sarebbe stato stabilire una tariffa proporzionata, in modo che prestazioni dal costo di anche migliaia di euro come quelle chirurgiche non siano considerate alla pari di quelle che superano i duecento. Non mi pare poi così giusto».

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