«Cara Alessya, io avrei detto di no»
Marco Pomella
Imbarazzo di Bertola per la casa dei poveri al vicesindaco. Opposizione critica
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CAMAIORE. Una questione di opportunità. È questa l'espressione che ricorre più spesso tra gli esponenti politici, che commentano la notizia della casa di lusso, proprietà della parrocchia, che dovrebbe servire per "aiutare i poveri" (come stabiliva il lascito testamentario del notaio Lorenzo Barsottelli, con il quale l'immobile è passato di proprietà), e che, invece, presto sarà dato in affitto al vicesindaco Alessya Dini ed alla sua famiglia. Il sindaco Giampaola Bertola e la sua maggioranza fanno quadrato attorno alla Dini ed al parroco don Damiano Pacini, mentre l'opposizione chiede chiarimenti. Futuro e libertà parla apertamente di spiegazioni poco convincenti, e se la prende con don Damiano: «Si comporta da immobiliarista». La questione è ormai nota. Il palazzo di pregio, in via IV Novembre (con tanto di affreschi e giardino interno), che il notaio Barsottelli, al momento della morte, lasciò alla parrocchia per aiutare le famiglie bisognose, sta per essere affittato dal parroco al vicesindaco. «Sapevo delle difficoltà personali che stava affrontando il vicesindaco - dice Giampaolo Bertola - ma ho appreso dal Tirreno della questione della casa della parrocchia. Personalmente - dice il sindaco - se fossi stato al posto suo avrei scelto un alloggio diverso, per un motivo di opportunità. Ma so che aveva urgenza di un alloggio, che a Camaiore in estate non è facile trovare, e il primo alloggio "tampone" che ha trovato l'ha preso. Non ci vedo niente di strano». Simile la dichiarazione di uno dei tre coordinatori del Pdl, Giuliano Bianchini. «Piena solidarietà - scrive - al priore don Damiano Pacini ed al vicesindaco Alessya Dini. Non vediamo nessun abuso nell'operato di don Damiano nell'aiutare una famiglia attualmente in difficoltà, e crediamo che si possa e si debba spersonalizzare, quando si tratta di vicende umane, il ruolo politico da quello di semplice cittadino. Ci auguriamo che l'evidenziazione di questa vicenda non abbia matrice politica, o perlomeno non abbia strascichi politici, che renderebbero veramente avvelenato un clima che speriamo si limiti ad un sano confronto politico su temi amministrativi, che poi sono l'unica cosa che interessa veramente i nostri concittadini». Non la pensa esattamente così Sandro Frugoni, capogruppo di Fli. «La giustificazione fornita da parroco e vicesindaco - dice - è peggio della verità, o meglio, della realtà. Non capisco la spiegazione data dalla direzione della parrocchia. Da una parte sollecita i ristoratori locali a dare pasti gratis alle famiglie bisognose, dall'altra gestisce i beni della parrocchia come fosse un immobiliarista». Più soft la reazione del resto dell'opposizione. «La logica di don Damiano ha un senso - ammette Jan Vecoli di Rifondazione - quando dice che con i soldi dell'affitto aiuterà altre famiglie in difficoltà. A questo punto, però, è necessario appurare se il canone pagato da Alessya Dini sia congruo al valore del palazzo, o sia un prezzo di favore. In questo caso si andrebbe contro la volontà del lascito». «Si dovrebbe riflettere - aggiunge Alessandro Del Dotto del Pd - sull'opportunità che un vicesindaco usi quell'appartamento. Ma va anche detto che le problematiche di carattere personale spesso vanno al di là di qualsiasi altra considerazione. La politica seguita da don Damiano non fa una piega, e la sua serietà è fuori discussione. La problematica sollevata da Alessya Dini però ci dà ragione su un punto: sono anni che diciamo che questa amministrazione comunale non ha investito un solo euro per gli alloggi popolari. Ora del problema si sono accorti anche loro».
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