Il Tirreno

Versilia

Troppi dilettanti imbrattano di tele i palazzi pubblici

Adolfo Lippi
Palazzo Mediceo a Seravezza e piazza Duomo a Pietrasanta con la mostra in corso
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Palazzo Mediceo a Seravezza e piazza Duomo a Pietrasanta con la mostra in corso

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 VERSILIA. A Pietrasanta, nel chiostro di S. Agostino, si sta preparando per l'estate 2012 un'antologica di Mario Marcucci. Vi lavoran un'equipe guidata dal prof. Birolli (figlio di Renato, star milanese dell'astratto-concreto). E l'amministrazione comunale darà un contributo importante.  È un atto di riparazione. Su Marcucci sono state organizzate mostre frettolose e arruffate. Il valore dei suoi quadri è piombato giù. Mentre a parere di molti, Marcucci merita di essere risollevato tra i maestri, almeno tra De Pisis e Rosai, con quotazioni di parecchi zeri.  Ma chi è il responsabile della decadenza artistica della Versilia? Chi, come grida il critico francese Jean Clair, ha "ucciso l'arte" in una terra, la nostra, che continua ad essere punteggiata da gallerie primarie, scelte da "mercanti" prestigiosi (basti citare Giuliano Matteucci, Claudio Poleschi, Giulio Tega), visitata da collezionisti acuti e possidenti? Intanto l'insipienza di alcune amministrazioni pubbliche. Si continuano ad offrire spazi gratuiti (e costosi perché presidiati da personale e gravati di spese d'esercizio non indifferenti) a collettive di dilettanti o personali di pittori raccomandatissimi.  Non capisco perchè un Comune debba dare "a gratis" stanze di proprietà pubblica ad una categoria merceologica, i pittori, che possono e dovrebbero pagarsi a proprie spese un'area espositiva. Perché ai pittori sì ed ai sarti, ai parrucchieri, ai pasticceri no? Non è un'artista il Patalani coi suoi dolci e le sue brioches? Allora riempiamo il palazzo Paolina di merci. I quadri non sono oggetti di mercato? Mi si dirà: ma l'arte è un dovere pubblico. Certo, quando l'artista riconosciuto migliora il patrimonio culturale dei visitatori; ma quando il pittore è provvisorio, insicuro, incapace di disegnare o comunque sistemare assieme dei colori, quale contributo apporta all'estetica cittadina?  Scrive Jean Clair che siamo alla catastrofe. Credo invece che siamo in un periodo di scarsa riflessione. Prendiamo ad esempio la Gamc di Viareggio. Qui a fianco di sale belle e complete dedicate a Viani, un "mecenate" di gran livello come l'ex senatore Giovanni Pieraccini ha imposto pareti e pareti di grafica raffazzonata. E non vi sono sale per Levi, per Marcucci, per Santini, per quanto di meglio ha dato la pittura. Non c'è Mario Francesconi. Vi sono a mala pena (un'operina o due) Lino Mannocci, Alessandro Tofanelli, Giuseppe Biagi, Giuseppe Martinelli, Loriano Geri, Sandro Luporini, Giorgio Di Giorgio, personaggi di indiscutibile vitalità.  Ma ho da dire anche circa l'organizzazione delle mostre. Al magnifico palazzo Mediceo di Seravezza il mio amico Enrico Dei ha raccolto degne opere di Renato Guttuso e del gruppo "Corrente" (Sassu, Treccani, Birolli ecc.). Ebbene, per capire il valore di questa esposizione occorre possedere un diploma in storia dell'arte. Ma cosa può sapere il pubblico di "Corrente"? In tutti i musei di rilievo nel mondo vi sono proiezioni di filmati documentari; o una serie di cartelli esplicativi e facili. Qui da Viani a Guttuso si dà tutto per scontato. Ci si rivolge solo ai pochi addetti ai lavori; eppoi ci si lagna se il gran pubblico non visita le mostre. Questo discorso vale anche per villa Bertelli a Forte dei Marmi. Vi è un'insieme di lavori strepitosi di Giuliano Vangi. Qualcuno ha pensato di spiegare, magari in una conferenza, il peso mondiale di questo maestro? Giorni fa chiacchierando con Giuliano Matteucci (che ha dotato Viareggio di una casa d'arte ben curata e ben esposta) ci dicevamo che uno dei mali presenti, per il diffondersi d'una buona cultura, è la carenza di uomini. Certo non vi sono più i Carrà, i Soffici, i Pea, i Repaci, i Garboli, i Salvatori, i Maccari. Ma vi sono pur sempre galleristi privati di coraggio e di ambizione, da Forte a Pietrasanta a Viareggio: Mariella Poli, Barbara Paci, Paola Raffo, Flora Bigai, Alberto Magnolfi (per la "Brilla"), Giulio Tega, il già detto Claudio Poleschi, la galleria Tornabuoni.  Non è tanto la carenza di personalità dunque. Ma è che le migliori menti non vengono utilizzate. Viani sceglieva assieme a Pea le opere da collocare in città. Oggidì chi è che ha bombardato la riviera d'opere pubbliche di scultura (i famigerati monumenti) brutte, funeree, inguardabili? E chi concede la Marguttiana o palazzo Gori a Stiava a pittori di alcun significato, a parte la propria legittima passione? Per concludere: come aiutare allora i giovani talenti, gli emergenti, i nuovi, se tutte le stanze sono intasate di amici degli amici? L'arte, da sempre, deve avere "Saloni" aperti; e gente che si prende la responsabilità di dire No!

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di Redazione web