Il Tirreno

Versilia

Aste sì, ma aiutando i nostri balneari

Luca Bonci, Pietrasanta
Sopra un bagno di Marina e a sinistra Luca Bonci
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Sopra un bagno di Marina e a sinistra Luca Bonci

Intervento di Luca Bonci sul problema-Bolkestein

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 PIETRASANTA. Luca Bonci è un professionista, ma anche apprezzato esponente di un partito di sinistra alla guida del Comune di Pietrasanta. In questo intervento parla però a titolo personale e lo fa scrivendo in maniera molto equilibrata e anche stimolante per la discussione sulla vicenda delle aste per le concessioni balneari. Sul destino delle concessioni balneari, conseguente alla famigerata direttiva Bolkestein, sono state spese moltissime parole, gettando in campo orgoglio di categoria, antipatie verso la categoria stessa, ecc. Gioverà rimarcare le due priorità che la concessione di uno spazio pubblico (demaniale) deve soddisfare. Da una parte lo sfruttamento economico di tale spazio deve essere alla portata di tutti, senza preclusioni. Dall'altra, lo Stato deve massimizzare l'utile legato alla concessione in uso del bene. Le aste periodiche soddisfano alla perfezione questi due requisiti, nessun dubbio su questo.  Questo nuovo modo di affidare le concessioni si sostituisce però a una prassi consolidata negli anni e vanifica di colpo quello che migliaia di imprenditori credevano un valore economico certo. Non siamo di fronte a una novità, si pensi alla liberalizzazione degli esercizi di ristorazione che ha reso nullo il valore di licenze una volta contingentate.  Nel caso dei balneari pesa non tanto l'incertezza sul rinnovo di una concessione per servizi, ma quanto è stato loro concesso a livello di investimenti immobiliari. Negli ultimi decenni stabilimenti semplici e di poco conto dal punto di vista edilizio si sono trasformati in complessi turistici con volumetrie ben più importanti. Vere e proprie speculazioni edilizie su terreni non di proprietà, realizzate "al limite della legalità", complici politici desiderosi di raccogliere consenso e potenti interessi economici.  È questo che ha creato il valore di mercato delle concessioni, intese ancora come "concessioni a vita", non certo la possibilità di piantare qualche decina di ombrelloni in spiaggia. Su questo valore, e sulla possibilità di proseguire in queste speculazioni, potrebbero perciò concentrarsi le attenzioni di gruppi multinazionali o persino della criminalità organizzata.  L'azione politica della categoria e delle forze politiche non dovrebbe quindi contrastare una direttiva che non fa una piega, ma revisionare i generosi e poco legali piani urbanistici attuali, per evitare che le nostre spiagge diventino preda di speculatori edilizi molto più forti dei gestori locali. Oltre a ciò, con pari urgenza, dovrà essere affrontata la perdita di valore degli investimenti realizzati in questi ultimi anni. Pur trattandosi di investimenti quanto meno incauti non si può trascurare la difficoltà di chi sia subentrato a suon di milioni in una concessione solo pochi anni fa (giusto in tempo per vedere l'approvazione della Bolkestein!). A questi potrebbe, ad esempio, essere concessa una proroga che assicuri una durata minima della concessione bastante ad ammortizzare l'investimento fatto. La gestione del demanio marittimo è anomala e non può certo essere risolta perpetuandola, ma non si può lasciare l'intero peso del cambiamento sulle spalle dei gestori che, in maggioranza, si sono solo adeguati a una prassi sbagliata ma non certo decisa da loro.

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