Le figlie di Remorini: «Nostro padre è innocente Chi sa qualcosa, parli»
Claudio Vecoli
Dopo quasi sei mesi di carcere, Silvia e Monica fanno appello a chi ha notizie utili su Velia e Maddalena
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Loro padre è in carcere dal febbraio scorso con accuse pesantissime sul suo capo. Ma loro sono convinte che non abbia responsabilità nella scomparsa di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, figlia e madre che dall'estate scorsa risultano scomparse dal campo dei misteri di via dei Lecci dove vivevano in una roulotte. Ma Silvia e Monica Remorini non solo sono certe dell'innocenza del padre Massimo, ma sono anche sicure che non tutto quello che si sa sul caso delle due donne sparite nel nulla sia stato detto.
E per questo lanciano un appello affinché chi sa parli al più presto. «Chiediamo aiuto da parte di tutti - scrivono Silvia e Monica - per fare chiarezza sul caso delle due donne scomparse sperando di poter arrivare ad una soluzione. Facciamo appello a chiunque sappia qualcosa o che abbia visto o sentito notizie in merito: abbiamo bisogno di verità, di persone che non abbiano paura a raccontare la realtà». È un grido disperato, quello che lanciano le due figlie di Remorini. «Facciamo appello alla sensibilità di tutti. Fatevi sentire. Se qualcuno sa qualcosa, per favore, si faccia avanti con le forze dell'ordine che seguono il caso. Andate a testimoniare qualsiasi cosa, anche quelle all'apparenza più insignificanti.
Qualsiasi indizio per noi potrebbe essere importante per le indagini. Qualsiasi cosa potrebbe aiutarci a confermare l'innocenza di mio padre». Silvia e Monica concludono la loro richiesta con un vero e proprio appello. «Non dovete avere paura di dire la verità. Le forze dell'ordine sono pronte ad ascoltarvi. Andate da chi vi pare - carabinieri o polizia - ma l'importante è che ci aiutate».
E per questo lanciano un appello affinché chi sa parli al più presto. «Chiediamo aiuto da parte di tutti - scrivono Silvia e Monica - per fare chiarezza sul caso delle due donne scomparse sperando di poter arrivare ad una soluzione. Facciamo appello a chiunque sappia qualcosa o che abbia visto o sentito notizie in merito: abbiamo bisogno di verità, di persone che non abbiano paura a raccontare la realtà». È un grido disperato, quello che lanciano le due figlie di Remorini. «Facciamo appello alla sensibilità di tutti. Fatevi sentire. Se qualcuno sa qualcosa, per favore, si faccia avanti con le forze dell'ordine che seguono il caso. Andate a testimoniare qualsiasi cosa, anche quelle all'apparenza più insignificanti.
Qualsiasi indizio per noi potrebbe essere importante per le indagini. Qualsiasi cosa potrebbe aiutarci a confermare l'innocenza di mio padre». Silvia e Monica concludono la loro richiesta con un vero e proprio appello. «Non dovete avere paura di dire la verità. Le forze dell'ordine sono pronte ad ascoltarvi. Andate da chi vi pare - carabinieri o polizia - ma l'importante è che ci aiutate».
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