Il presidio
Il Centro documentario storico adesso rischia la chiusura: «Salviamo la nostra memoria»
Claudio Vecoli
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IL CUSTODE DELLA STORIA DELLA CITTÀ. Paolo Fornaciari, direttore del centro documentario Il direttore Paolo Fornaciari in pensione alla fine dell'anno «Ma nessuno è ancora pronto a prenderne il testimone»
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VIAREGGIO. Il Centro documentario storico rischia la chiusura. A lanciare l'allarme è Paolo Fornaciari, l'attuale direttore dell'archivio che ha sede all'ultimo piano di Palazzo delle Muse. Dal palco di «Un mercoledì da lettori», il salotto letterario del bagno Nettuno dove ha presentato uno dei suoi «quaderni» di storia viareggina, Fornaciari ha annunciato che dal prossimo 31 dicembre andrà in pensione. E che c'è il rischio reale che nessuno lo sostituisca in quella delicata (e importante) funzione di «custode» della storia della città. Se così fosse, il gioiellino fondato da Francesco Bergamini ed ereditato poi dal «delfino» Fornaciari quasi quarant'anni fa, rischierebbe seriamente di sparire. Disperdendo un patrimonio culturale di valore inestimabile per Viareggio. Sul fatto che con la fine dell'anno l'attuale direttore del Centro documentario storico lascerà il suo posto non ci sono praticamente dubbi. «Prima che qualcuno decida di rottamarmi - spiega scherzosamente Fornaciari - ho deciso di farmi da parte da solo». Che poi aggiunge: «Anche perché, dopo quasi quarant'anni passati dietro questa scrivania e con i chiari di luna che si prevedono per chi vuole andare in pensione, sono praticamente obbligato a questa scelta». Ovviamente l'incarico di direttore del Centro documentario storico (così come quello di direttore del Museo della marineria che parallelamente Fornaciari riveste ormai da alcuni anni) non può essere eterno. Ma il problema vero è che in questi anni nessuno ha mai affiancato Fornaciari per prenderne in mano l'eredità. «Prima di subentrare in questo incarico a Francesco Bergamini - prosegue - per molti anni gli sono stato a fianco per capire i meccanismi complessi di una struttura come l'archivio della città. E anche quando Bergamini è andato in pensione, mi ha sempre aiutato quando ero in difficoltà». Un passaggio di testimone che rischia di non ripetersi adesso che ad andare in pensione è il «delfino» di Bergamini. «Ormai fra pochissimi mesi lascerò l'incarico, ma nessuno mi è stato affiancato per fare in modo che il Centro documentario storico venga lasciato in buone mani». Che cosa rischia di succedere adesso? Difficile anche solo prevederlo. «Sarebbe gravissimo - spiega ancora Fornaciari sollecitato dalle domande di Stefano Pasquinucci - se una struttura importante e delicata come questa dipendesse esclusivamente da una persona. Una cosa, però, è certa. Io resterò come persona vigile a far sì che non si disperda un patrimonio importantissimo come quello messo faticosamente in piedi in tutti questi anni. Sento il Centro documentario storico come un figlio che ho svezzato e fatto crescere. Non lo lascerò solo proprio adesso...» Dal palco di «Un mercoledì da lettori», Fornaciari invita poi a guardare alla storia della città come a qualcosa di molto più importante di una vicenda prettamente locale. «Quella di Viareggio non è semplicemente la storia di una città di provincia. La nostra storia ha continui, profondi legami con la grande storia, quella con la «s» maiuscola. A Viareggio, ad esempio, è morto un poeta di fama internazionale come Shelley. Qui, in occasione delle giornate rosse, è scoppiato uno dei primi moti di piazza italiani. Qui, grazie a Motto e Palmerini, è iniziata l'avventura di Garibaldi e della sua spedizione dei Mille. Qui, malgrado le ultime disavventure, ha sede uno dei premi più prestigiosi della letteratura italiana. Sarebbe un peccato mortale se proprio noi non fossimo i primi capaci di custodirla e valorizzarla».
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