Italia
Bagni e concessioni demaniali: la Cassazione impone il rispetto della famigerata Bolkestein
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Manifestazione di protesta dei balneari Rigettati i ricorsi delle Regione Marche, Abruzzo e Veneto A fare opposizione è stata la presidenza del Consiglio
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VIAREGGIO. Cosa conta quanto si tratta di criteri e modalità di affidamento delle concessioni sui beni demaniali? «Particolare rilevanza assumono i principi di libera concorrenza e della libertà di stabilimento, previsti dalla normativa comunitaria e nazionale». Parola della Corte Costituzionale, sentenza numero 231 del 18 luglio appena trascorso. Provvedimento con il quale si boccia, senza appello, il rinnovo ventennale concesso dalla Regione Marche ai propri balneari. Al fianco delle Marche si sono schierate Veneto e Abruzzo che hanno prodotto numerose contestazioni alle ragioni dell'Avvocatura di Stato. La cui posizione, come accaduto nei ricorsi precedenti (ad esempio quello dell'Emilia Romagna, pure respinto), viene così riassunta nella sentenza della Corte Costituzionale: «L'avvocatura, dopo aver riferito della procedura di infrazione contro l'Italia e del successivo intervento del legislatore statale volto a rispettare gli obblighi comunitari in essa richiamati, osserva che le norme regionali impugnate - nel prevedere la possibilità di rinnovo automatico della concessione fino ad un massimo di vent'anni - si pongono in contrasto con le conclusioni della Commissione europea e con la normativa statale» sull'Europa disegnata. A porre la questione della legittimità costituzionale dell'azione delle Regioni in questione è stato - si legge nella sentenza - «il presidente del consiglio dei ministri». Ricorsi che muovono dal presupposot per cui «le norme regionali impugnate, nello stabilire il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime, violerebbe i principi derivanti dall'ordinamento comunitario e recepiti nell'ordinamento nazionali in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, che non consentirebbero il suddetto automatismo». Argomentazioni che la Corte Costituzionale ha accolto. Bacchettando sulle dita le Regioni che «nel sancire la possibilità di estendere la durata delle concessioni demaniali in corso hanno posto una disciplina che eccede dalle competenze». A chi spetterà, dunque, la parola definitiva sulla materia così complessa che ha portato i balneari versiliesi a mantenere alta la protesta, ben evidente con bandiere, striscioni, cartelli apposti sulla spiaggia o agli ingressi degli stabilimenti? La Corte Costituzionale risponde al quesito. La revisione della legislazione in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi «è da realizzarsi, quanto a criteri e modalità di affidamento, sulla base di un'intesa da raggiungere in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell'esercizio, dello sviluppo, della valorizzazioni delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonché in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all'articolo 37, secondo comma, del Codice della navigazione».
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