Il Tirreno

Versilia

Era tumore, non un ictus

Donatella Francesconi
Carabinieri davanti all’ingresso dell’ospedale Versilia
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Carabinieri davanti all’ingresso dell’ospedale Versilia

Esposto del figlio: quattro Tac non videro il cancro

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 VIAREGGIO. Quattro Tac in un mese, all'ospedale Versilia, senza riuscire a scoprire quella massa tumorale che stava uccidendo Carla Mei, classe 1932, morta il 4 aprile di quest'anno. È il cuore dell'esposto denuncia presentato da Roberto Altavilla, figlio della signora Mei, con l'assistenza dell'avvocato Leonardo Betti. La donna fu ricoverata al Versilia nei primi giorni dell'otobre 2010 perché accusava crisi epilettiche. Quando fu dimessa, dopo due mesi di degenza, la diagnosi fu «esiti di ictus cerebrale ischemico».  Invece, nel cervello di Carla Mei, si era sviluppato un «astrocitoma anaplastico di terzo grado WHO». Ma per scoprirlo, da quel primo ricovero dell'autunno 2010 bisognerà attendere fino al febbraio dell'anno successivo. All'ospedale Versilia - racconta l'esposto presentato ai primi di giugno - Carla Mei viene sottoposta a Tac in data 7 ottobre, 11 ottobre, 26 ottobre, 11 novembre. L'esito è la diagnosi relativa all'ictus. La donna resta ricoverata fino al primo dicembre, «sottoposta a numerosi esami clinici» - si legge nell'esposto dell'avvocato Betti - «nonché a cure mediche per ictus cerebrale». La diagnosi «rimane sempre la stessa» e anche nelle dimissioni «viene ribadito che si trattava di "esiti di isctus cerebrale ischemico con episodi comiziali"». La raccomandazione è quella di riportare la signora a casa e proseguire il trattamento, aggiungendo della riabilitazione. Ma il 20 dicembre la signora Mei accusa nuovamente convulsioni e afasia e viene di nuovo ricoverata in Pronto soccorso al Versilia per poi essere dimessa il giorno dopo.  Il 5 febbraio di quest'anno la madre del signor Altavilla sta eseguendo la terapia riabilitativa neurologica al centro "Santa Maria della Pineta" di Marina di Massa. Colta da crisi convulsiva - continua l'esposto - viene ricoverata all'ospedale di Carrara, reparto di neurologia, «con progonsi riservata». La Tac eseguita immediatamente rivela una massa nell'emisfero cerebrale sinistro. Il 10 febbraio, presso il reparto di neurochirurgia universitaria di Pisa, viene seguita la biopsia. L'11 febbraio arriva il responso fatale.  «Per mia madre probabilmente non ci sarebbe stato nulla da fare: ma qualcuno ha sbagliato a non vedere il tumore», dichiara furibondo Roberto Altavilla. Che ha consultato medici di centri specializzati: «Mi è stato assicurato che il cervello più gonfio del normale evidenziato nella Tac del 7 ottobre già avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme. E, allora, chi ha sbagliato ne deve rispondere».

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