Il Tirreno

Versilia

Spiagge, corsa contro il tempo per la deroga

Luca Cinotti
Una protesta dei balneari contro la Direttiva Bolkestein
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Una protesta dei balneari contro la Direttiva Bolkestein

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VIAREGGIO. E ora cosa succede? Se lo chiedono tutti coloro che, a vario titolo, ruotono intorno al mondo dei bagni: lo stralcio delle norme sul diritto di superficie dal decreto sviluppo apre infatti un panorama pieno di incognite sulla questione-aste. Che, secondo Alessandro Del Dotto, avvocato esperto di diritto amministrativo (nonché segretario del Pd di Camaiore) si può risolvere solo ottenendo dall'Europa una deroga alla Bolkestein. Con una complicazione non da poco: l'eventuale istruttoria va presentata a Bruxelles entro la fine di questo anno.  «A mio parere - spiega Del Dotto - l'unica strada giuridica veramente percorribile è quella della deroga. Anche la sdemanializzazione non migliora la situazone: il terreno, infatti, passa dal demanio al patrimonio dello Stato, ma un vecchio regio decreto prevede comunque che venga dato con un incanto. Piuttosto, il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea, prevede la possibilità di chiedere una deroga per alcuni settori particolari».  Come, appunto, quello balneare. Del quale, però, va dimostrata la peculiarità: «Serve - spiega Del Dotto - una ricognizione precisa dell'importanza economica e sociale di questo tipo di impresa, che giustifichi agli occhi della Commissione l'esclusione dall'ambito di applicazione della direttiva».  Compito non facile visti, da una parte, il clima politico in ebollizione e dall'altro i tempi ristretti: «Non si può andare oltre il 31 dicembre di quest'anno». Bisogna poi vedere se c'è la volontà politica di procedere su questa strada. O, meglio, se il ministro Giulio Tremonti sia disposto a fare a meno degli introiti che sarebbero arrivati con i diritti di superficie. Un problema che, secondo l'avvocato, può essere risolto: «Immaginiamo una strategia in due fasi: la prima punta a far uscire le spiagge dalla direttiva. La seconda vede la trasformazione dell'attuale concessione in diritto di superficie».  D'accordo a spingere sul pedale della deroga è anche Emiliano Favilla, del Comitato "No alle aste": «Che quel decreto fosse confuso e velleitario lo0 avevano capito in molti. Ha creato divisione fra i balneari, facendoci perdere la bussola sulla nostra battaglia contro le aste. Alla fine l'unico risultato ottenuto, purtroppo, è stato di mettere in cattiva luce tutta la categoria nei vonfronti dell'opinione pubblica».

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