Il presidio
Questo tubo poteva spezzarsi
Donatella Francesconi
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I PEZZI. Da sinistra: la piegata a zampa di lepre che è un pezzo dello scambio; il taglio nella cisterna dalla quale è uscito il Gpl; il picchetto, ritenuto da tutti, tranne dai periti della Ferrovie, la causa della foratura del bombolone Sotto la cisterna sequestrata a Calambrone. Che non si è bucata per caso
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VIAREGGIO. Eccolo, nella foto a lato: è il tubo piegato trovato sotto la cisterna che non si è forata il 29 giugno 2009, ma è sotto sequestro a Calambrone. Se ne sta lì, nascosto, ma non agli occhi del perito della Procura, Paolo Toni, al quale non è sfuggito durante il sopralluogo di mercoledì. Se si fosse spezzato, invece che solo piegato, un'altra cisterna carica di Gpl avrebbe potuto forarsi. Dunque, il problema che il disastro ferroviario di Viareggio ha messo in evidenza continua ad essere la circolazione dei carri che trasportano merci pericolose. I contenitori che vengono trasportati, in caso di svio hanno più di un ostacolo contro i quali andarsi a distruggere come accaduto alla cisterna a ridosso di via Ponchielli, quella notte maledetta di due anni fa. Intanto, però, sul banco degli imputati restano - fino alla parola definitiva dei periti nominati dal giudice per le indagini preliminari - il picchetto di regolazione delle curve e la piegata a zampa di lepre, che è un pezzo dello scambio. Per Ferrovie non c'è dubbio: il picchetto non c'entra niente. Per tutti gli altri, invece, è proprio questo pezzo di acciaio il principale imputato quale oggetto che ha bucato la cisterna carica di Gpl. Secondo i periti delle parti lese, perché la piegata a zampa di lebre, dal profilo arrotondato (vedi foto in alto), potesse davvero forare il rivestimento del "bombolone" sarebbe stato necessario che la cisterna finisse - almeno per la parte che si è rotta - sottoterra. Senza contare la foma dello squarcio, tanto rettangolare - è stato spiegato - da poter essere compatibile solo con il picchetto. Ma c'è di più: la Polfer ha rinvenuto all'interno della cisterna sotto sequesto a Viareggio un "truciolo" di metallo che confermerebbe la tesi del picchetto come responsabile della rottura del contenitore. La decisione, ora, è tutta nelle mani dei periti del giudice per le indagini preliminari, Simone Silvestri: il professor Dario Vangi, Dipartimento di meccanica e tecnologie industriali dell'università di Firenze ed il collega Riccardo Licciardello del Dipartimento di ingegneria civile edile e ambientale dell'universita "La Sapienza" di Roma. Entrambi se la vedono con i colleghi del Politecnico di Milano, che schiera periti da entrambe le parti (indagati e parti lese) a cominciare dal professor Giorgio Diana, ex direttore dello stesso Politecnico, ma anche con i professori della stessa "Sapienza" di Roma che ha lavorato alla relazione con la quale Rfi sostiene la tesi della piegata a zampa di lepre come causa della foratura della cisterna. Un intreccio di saperi universitari e ruoli che attraversano inevitabilmente l'ingombrante "pianeta" Ferrovie.
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