Il Tirreno

Versilia

Lesioni durante il parto: condannato a due mesi l'ex primario Marchetti

Luca Cinotti
<strong>MEDICO.</strong> Alvaro Marchetti, ex primario del reparto di ostetricia e ginecologia all’ospedale Versilia, oggi in pensione È direttore della Fondazione Città di Camaiore
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MEDICO. Alvaro Marchetti, ex primario del reparto di ostetricia e ginecologia all’ospedale Versilia, oggi in pensione È direttore della Fondazione Città di Camaiore

Il bambino era nato senza taglio cesareo ed ha avuto seri problemi al braccio sinistro

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CAMAIORE. Due mesi di reclusione e risarcimento dei danni per l'ex primario di ginecologia al Versilia Alvaro Marchetti (attualmente direttore della Fondazione Città di Camaiore): è la decisione presa ieri, dopo due anni e mezzo di processo, dal giudice monocratico Nidia Genovese. L'ex primario, professionista notissimo in tutta la Versilia, era a giudizio per lesioni colpose per fatti del gennaio 2006. Quando, al Versilia, una donna che lui aveva seguito per tutta la gravidanza, partorì un bambino che - per problemi nell'espulsione - subì gravi danni ai tendini del braccio sinistro, con serie limitazioni alla mobilità.  Un processo che - come la gran parte di quelli per colpa medica - è vissuto innnanzitutto sulle ricostruzioni, radicalmente divergenti, dei consulenti delle parti. Secondo la Procura, la parte civile e i loro esperti, infatti, l'ecografia svolta alla 34ª settimana doveva essere un campanello d'allarme: il peso stimato del feto era infatti di 3 chili e 360 grammi, con una proiezione che - considerando anche l'errore statistico - poteva portare sopra i cinque chili alla nascita (il peso effettivo al parto fu di 5 chili e 340 grammi). Il pm e il patrono di parte civile, Luigi Velani, hanno insistito sulle indicazioni delle linee guida internazionali che, in caso di peso stimato oltre i cinque chili, prevedono l'effettuazione del taglio cesareo.  Una linea che, chiaramente, non è stata accettata da Enrico Marzaduri (difensore di Marchetti) e Graziano Maffei (che tutelava l'Asl). Marzaduri, infatti, ha sostenuto che le «linee guida devono agevolare e non imporre la scelta». Anche perché la storia delloa famiglia, se da una parte segnalava casi di "macrosomia", dall'altra registrava parti naturali senza problemi per i bambini. C'era, inoltre, un problema di forte anemia per la madre, che poteva indirizzare sulla strada del parto naturale: «Senza considerare - ha concluso Marzaduri - che anche la condotta alternativa del cesareo - non esclude affatto l'eventualità di un problema come quello che si è verificato».  Da parte sua, l'avvocato Maffei ha invece parlato senza mezzi termini di «un processo di suggestioni e pregiudizi». Spiegando poi che «le linee guida non sono norme imperative che abrogano la regola fondamentale della medicina, quella secondo la quale non esiste la malattia ma esistono i malati». Insomma, secondo l'avvocato Maffei la valutazione di Marchetti («professionista venerato», l'ha definito) teneva conto anche della situazione complessiva della madre. E - sul finire della sua arringa - non ha escluso che a causare i problemi durante l'espulsione del feto possa essere stato una particolare conformazione del bacino della signora, che mai sono stati "esplorati". Per Maffei, dunque, alla fine «siamo tutti incappati in quell'angolo buio che il destino ci riserva».

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