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Versilia

Ustionato dall'impianto del metano difettoso: condannati i meccanici

<strong>RISPARMIO.</strong> Sempre più automobilisti scelgono le auto a metano
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RISPARMIO. Sempre più automobilisti scelgono le auto a metano

Nell'incendio scoppiato all'interno dell'abitacolo l'automobilista era rimasto ferito a mani e volto

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MASSAROSA. L'impianto a metano era difettoso, a tal punto da causare un incendio all'interno dell'abitacolo dell'auto. Per questo sono stati condannati (con sentenza confermata dalla Corte di Cassazione) Gabriel e Narciso Frati dell'officina Frati di Piano di Mommio, dove era stato installato l'impianto. La sentenza confermata dalla suprema corte è quella del giudice di pace, che aveva condannato nel 2009 per lesioni i fratelli Frati a 1.000 euro di multa e al risarcimento danni in favore del padrone dell'auto, con provvisionale di 3.000 euro.  L'uomo, infatti, aveva subìto a causa dell'incendio profonde ustioni di primo e secondo grado al volto e ad altre parti del corpo, che gli avevano causato uno stato di incapacità per oltre 40 giorni.  Secondo i giudici, che si sono appoggiati sulla perizia di un professionista incaricato dal pubblico ministero, l'incendio fu causato da una cattiva installazione e da una successiva cattiva manutenzione dell'impianto.  Secondo quanto ricostruito dal perito, infatti, il metano uscì dal riduttore di pressione a causa dell'olio presente all'interno dell'impianto collocato nel cofano. Tuttavia l'incendio non sarebbe, probabilmente, scoppiato se l'abitacolo fosse stato sigillato a regola d'arte. Il problema - ha sostenuto il perito - è che la tenuta stagna si era persa a causa del passaggio del cavo elettrico necessario per completare l'impianto: cavo che l'installatore non aveva poi, successivamente, provveduto a coibentare.  La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei due imputati, secondo i quali la perizia si sarebbe basata su un "accertamento non ripetibile", del quale non avevano ricevuto avviso. Ma - secondo la quarta sezione penale del "palazzaccio" - quell'accertamento era invece ripetibile e, dunque, la perizia era valida.

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