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Ha un tumore, 60enne si spara dentro casa
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SOCCORSI. Lingresso dellospedale Versilia Un colpo alla tempia nell'ingresso mentre i familiari dormivano
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VIAREGGIO. Tragedia nella notte tra venerdì e sabato in un'abitazione. Un uomo di 60 anni, malato di tumore, si è ucciso sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Dalle prime ricostruzioni, pare che abbia accusato un malore intorno all'1,30. A quel punto si è alzato dal letto, e - mentre i familiari dormivano - è andato nell'ingresso, ha preso la sua pistola e ha fatto fuoco. La moglie e il figlio, svegliati dal colpo, si sono precipitati a vedere cosa era successo, ma non hanno potuto fare nulla. La difficoltà di convivere con il male è uno dei punti dolenti quando si parla di tumori. E spesso le persone si sentono perse in una battaglia che appare troppo grande per le loro forze. «I casi di suicidi di pazienti affetti da malattie oncologiche sono rari - afferma il dottor Aurelio Buono, responsabile dell'unità cure palliative dell'ospedale Versilia - ma possono accadere. Dalla mia esperienza, so che il paziente terminale chiede al medico di non soffrire, non di farlo morire. Anche se spesso a parole si arriva a dire: "Io la faccio finita", è molto difficile passare dalla volontà al gesto puro e semplice». Secondo il dottor Buono, la scelta estrema - che per definizione non è spiegabile - può essere il frutto di una serie di fattori. «Senza conoscere il caso specifico e parlando in linea generale - dice il medico - assieme al cancro si associa talvolta una forma depressiva. Oltre alla sensazione di smarrimento, la persona può arrivare a sentirsi sola, cadendo appunto in depressione e sentendosi persa». M.T.
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