Il Tirreno

Versilia

Strage: i dubbi della Polfer

Donatella Francesconi
Il Procuratore capo Aldo Cicala; sotto, l’impronta della fascetta sull’asse rotto
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Il Procuratore capo Aldo Cicala; sotto, l’impronta della fascetta sull’asse rotto

Manutenzione dell'asse rotto incompleta o non eseguita

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 VIAREGGIO. Come in un poliziesco da serie tv: ai responsabili della strage di Viareggio potrebbe essere fatale un'impronta. Quella della fascetta (o collarino) di identificazione della sala (asse più ruote) che era consuetudine apporre prima che si passasse ad utilizzare, per lo stesso scopo, le piastrine.  Ad inseguire l'impronta, la sua origine e perché non avrebbe dovuto trovarsi sull'asse che si è fratturato lungo i binari della stazione di Viareggio - ad un passo da via Ponchielli, falciando trentadue vittime - è l'investigatore cui la Procura di Lucca si è affidata. L'ispettore capo della Polfer (Compartimento di Milano), Angelo Laurino, è l'uomo "chiave" dell'inchiesta sul disastro ferroviario del 29 giugno 2009.  I pezzi che i periti di accusa e difesa andranno ad esaminare attentamente, cominciando con il fissare luogo e calendario delle prove irripetibili da depositare in Tribunale giovedì prossimo, lui se l'è guardati bene e da vicino. Fino a trovare, appunto, l'impronta. Che non avrebbe dovuto essere lì.  Perché - si legge nella relazione che Laurino ha depositato un anno fa in Procura - «se l'assile fosse stato sverniciato, liberato dalla ruggine, sottoposto ai controlli non distruttivi previsti e successivamente verniciato a regola d'arte come dettato dalle procedure di lavorazione programmate a livello di manutenzione IS2, tale impronta non dovrebbe essere più visibile».  Più chiaro di così è difficile. Ma l'ispettore capo Laurino non intende lasciare margini di dubbio alla ricostruzione effettuata. «Non si è a conoscenza - scrive - di che tipo di corrosione c'era sulla sala 98331 prima della verifica IS2 eseguita alla Jungenthal (l'officina tedesca cui era affidata la revisione della sala, ndr) a novembre 2008. Ma una cosa è certa: la sala non è stata sverniciata (sabbiata), controllata e verniciata» secondo le procedure tecniche fissate. «Altrimenti - continua la relazione - non si spiegherebbe la ruggine così diffusa».  E guai a pensare di "barare". Perché Laurino è preciso a costo di ripetersi: «Non sembra ragionevole sostenere che lo strato di ruggine documentato possa essersi sviluppato nei quattro mesi circa di esercizio, oppure per l'esposizione alla vampa di calore del Gpl esploso o perché la sala sia stata esposta a condizioni ambientali severe».  Le indagini Polfer si sono sviluppate in Germania (alla Jungenthal) così come alle Officine Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova) che operano per Trenitalia: «Si è visto - prosegue la relazione - che la sala, al suo arrivo alla Cima Riparazioni è stata controllata visivamente. Se ciò fosse stato fatto con accuratezza (probabilmente sono state controllate solo le piastrine) avrebbe dovuto essere notato quanto documentato dalle foto». E cioè sia la ruggine che l'impronta della fascetta, e ancora di più «che la larghezza dell'impronta della ruggine corrisponde a quella del collarino», come da rilievi della polizia scientifica.  Le prove di laboratorio non ripetibili - è l'indicazione dell'ispettore capo Laurino - chiariranno ogni dubbio in proposito. anche se, allo stato dei fatti, sussitono fondati sospetti di colpevoli lacune in fase di manutenzione dell'assile rotto». Il cui stato «lascia sospettare che alla ricezione della sala da parte della Cima Riparazioni potessero essere presenti sulla superficie dell'oggetto consistenti parti ossidate. E questo solo fatto avrebbe dovuto mettere in sospetto l'addetto ai controlli visivi al momento dell'accettazione delle sala». Sospetto - specifica Laurino perché nel suo lavoro non rimangano punti oscuri - «che la sala fosse stata oggetto di un'incompleta manutenzione».  Angelo Laurino indaga e scrive. Ma parola dopo parola, lungo tutte le sessantasette pagine di relazione finita sul tavolo del Procuratore capo, Aldo Cicala, è come se non riuscisse a togliersi un dubbio dalla testa. Così, nelle ultime pagine, l'ispettore si toglie il sasso dalla scarpa e scrive: «Valuti codesta autorità giudiziaria l'opportunità di approfondire le indagini per valutare l'esistenza di responsabilità del persone tecnico che a vario titolo ha svolto attività dirette o indirette sulla sala 98331 tali da dover indurre sospetti di non avvenuta o incompleta manutenzione della stessa sala».  Trentadue morti, i feriti, le case distrutte: forse solo perché quella manutenzione dovuta non è mai avvenuta.  

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