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Versilia

No alle aste? Serve l'ok dell'Europa

<strong>BATTAGLIA. </strong>Protesta dei balneari al Principe di Piemonte
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BATTAGLIA. Protesta dei balneari al Principe di Piemonte

Il Governo chiederà a Bruxelles se può escludere le concessioni dalle gare

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VIAREGGIO. Sarà il ministro per le politiche comunitarie a dover verificare se esiste la possibilità di una proroga delle concessioni demaniali che vada oltre il 2015, e di una deroga alla direttiva europea Bolkestein che eviti le aste delle concessioni nel 2016. Parola di Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni, che fino all'altroieri si era interessato direttamente di risolvere il contenzioso con l'Ue sulla mancata applicazione della direttiva. Qual è l'unico problema di questo ragionamento? Che il ministro per le politiche comunitarie non c'è. Era Andrea Ronchi fino a novembre scorso, quando si è dimesso in occasione dell'uscita dei finiani dal Governo. E il suo posto è ancora vacante. Lo spiraglio. Resta il fatto che lo spiraglio, come lo chiamano i balneari, per evitare le aste c'è. Tutto sta a vedere come e quando potrà diventare una porta, anzi una via d'uscita vera e propria. La richiesta di un'ulteriore proroga fino al 2030, contenuta in un ordine del giorno a firma di 3 senatori del Pdl, appare difficilmente accettabile dall'Europa, visto che c'è già una procedura d'infrazione in corso. Ma, appunto, Fitto - che lo aveva fatto presente più volte - ha deciso di investire della questione chi lo accusava di far poco, tra cui membri della stessa maggioranza al Governo. Per la serie: visto che dite che è così facile, ora pensateci voi.  I balneari, dal canto loro, avevano sempre gradito poco il progetto di Fitto, che si basava sulla stesura di una legge quadro in vista delle future gare delle concessioni. Ora quel progetto sembra essere carta straccia. Al suo posto c'è l'ipotesi di un'uscita dalla Bolkestein, che dovrà essere chiesta dal Governo a Bruxelles. «Aste evitate? Falso». In via informale i membri dello staff di Fitto smentiscono categoricamente che le aste siano state evitate. O che al ministro sia sfuggita una promessa di questo genere. Lo sanno bene anche i balneari, che difatti hanno detto sui siti web: «Abbiamo vinto una battaglia, non la guerra».

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