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Versilia

Remorini, no all'accusa di omicidio

Luca Cinotti
Remorini, no all'accusa di omicidio

Il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso del pubblico ministero E David Paolini si rivolge al Tar contro l'ordinanza di bonifica del campo

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 VIAREGGIO. Niente accusa di omicidio a carico di Massimo Remorini (nella Foto) e Maria Casentini. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Firenze che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pubblico ministero Sara Polino contro l'ordinanza del gip che, lo scorso 21 febbraio, aveva portato in carcere i due accusati della sparizione di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro. Nell'ordinanza del giudice Marcella Spada Ricci, infatti, per Remorini e la badante compariva una lunga serie di accuse, dai maltrattamenti in famiglia alla sottrazione e distruzione di cadavere, fino alla circonvenzione di incapace. Ma non l'imputazione più pesante, quella di omicidio. Il gip, infatti, non aveva accolta la richiesta della pm, anche se aveva instillato più di un dubbio, soprattutto sulla morte di Maddalena. Così come altri dubbi erano arrivati dalle dichiarazioni di "Cecchino" Tureddi, che aveva raccontato nei dettagli cosa sarebbe avvenuto nel campo di via dei Lecci.  La Procura, dunque, aveva deciso il ricorso al riesame, "avversato" dai difensori di Remorini, Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno.  Gli stessi legali, lo ricordiamo, hanno a loro volta presentato un ricorso seppur, ovviamente, di tenore opposto. Paolini e Di Bugno, infatti, hanno chiesto alla Corte di Cassazione di annullare l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare a San Giorgio per il proprio assistito. Un ricorso che, però, ancora non è stata esaminato dalla Suprema Corte.  Remorini e la Casentini, dunque, per il momento restano in carcere con le accuse formulate quando, ormai quasi due mesi fa, vennero arrestati dai carabinieri. Ma questa storia sembra presentare sempre nuovi sviluppi: è il caso del ricorso al Tar presentato da David Paolini contro l'ordinanza emessa dal sindaco Luca Lunardini che imponeva al figlio di Velia di "bonificare" l'area del campo in via dei Lecci, ritenuta una vera e propria discarica a cielo aperto.

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