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Versilia

L'affondo del Pm: «Il vigile urbano era lì per rubare»

Luca Cinotti
L'affondo del Pm: «Il vigile urbano era lì per rubare»

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VIAREGGIO. Il colpo di scena è arrivato, come nei gialli più classici, proprio alla fine: proprio quando tutti, in aula, pensavano che il processo al vigile urbano Fulvio Del Pistoia, accusato di omicidio colposo e ricettazione per la tragedia che il 17 giugno 2005 vide la morte di Dino Ciampi e Luigi Pescaglini, fosse alle sue ultime battute. Il pubblico ministero Elena Leone, infatti, ha chiesto e ottenuto l'ulteriore audizione di tre testimoni e - in seguito - ha riqualificato il reato di ricettazione in quello di furto pluriaggravato. Anzi, di due furti: il materiale vario (dai generatori alle batteria, ai coltelli) e poi le 14 onduline che - secondo il pm - sarebbero state usate per coprire il resto dalla refurtiva.  Secondo l'accusa, insomma, i tre quella notte erano sul lago per portar via materiale dalle baracche, e non si limitarono semplicemente (come recita il codice per la ricettazione) a "acquistare, ricevere od occultare" la refurtiva di una delitto. E se, dal punto di vista della pena possibile non ci sono grossi cambiamenti (anche perché il reato, da questo punto di vista, più grave è l'omicidio colposo plurimo, punibile con reclusione fino a 15 anni), la ricostruzione fatta intravedere dalla pm attraverso le nuove imputazioni getta una luce diversa su quanto avvenuto sul lago in quella maledetta notte di fine primavera. Per la sentenza, però, bisognerà aspettare ancora fino a metà giugno. I nuovi testimoni. Il pubblico ministero, che ha "ereditato" il fascicolo dal collega Garofalo, ha ritenuto che ci fossero alcuni punti da chiarire sul ritrovamento di parte della refurtiva. Per questo ha chiesto di ascoltare tre persona che si trovavano presenti sul lago quando il barchino fu spostato dal luogo del ritrovamento per essere portato nella darsena. In un caso si è trattato di un testimone già sentito: Ilio Diqual, il proprietario di uno dei retoni. Che ha raccontato come il sabato successivo alla tragedia, si trovasse alla sua bilancia, quando arrivarono tre uomini per prelevare il barchino che era stato rinvenuto prima ancora dei corpi di Ciampi e Pescaglini. «Io gli dissi che non potevano prenderla perché era sotto sequestro (circostanza non del tutto chiara, ndr) e loro dissero che avevano il permesso dei carabinieri». In quel momentò arrivò una guardia del parco e, dopo poco, la barca fu spostata: «Da sotto lo scafo - ha detto Diqual - uscì una busta della Coop, che contenva due lattine di olio Cuore e due bottiglie di olio di arachidi. Le avevo comprate io lil mercoledì prima, c'era ancora lo scontrino».  Una testimonianza confermata anche da un amico di Diqual presente al rinvenimento del sacchetto, Fabio Bellati. E sulla stessa linea si è mosso il guardiaparco, Maurizio Guerrini, che ha ricordato come, quando il sacchetto emerse da sotto la barca, Diqual esclamò «ecco là la mia roba». Le nuove accuse. Si tratta di testimonianza che il giudice monocratico Gerardo Boragine ha ammesso, come ha spiegato, per «un'esigenza di chiarezzo». E che, per gli avvocati difensori di Fulvio Del Pistoia, Enrico Marzaduri e Giorgio Paolini, non spostatno di una virgola quanto emerso dal dibattimento. Anzi, secondo i due legali, le nuove deposizioni sarebbero addirittura favorevoli al vigile urbano. Non la pensa così il pubblico ministero che, come accennato, ha modificato i capi di imputazione "riqualificando" la ricettazione in furto pluriaggravato. Codice alla mano, un cambiamento che, codice alla mano, significa una pena potenziale da tre a dieci anni (mentre la ricettazione prevede una reclusione da due a otto anni). L'eccezione della difesa. Proprio quest'ultima considerazione ha "dato il la" a una richiesta in extremis della difesa di Del Pistoia. Che ha sottolineato come, essendo il furto il reato più grave, la competenza sarebbe del tribunale di Pisa, visto che sia la bilancia di Diqual che quella di Rossi (l'altra dalla quale era scomparso del materiale) si trovano nel territorio del comune di Vecchiano. Tesi rigettata, però, dal giudice Boragine. Che ha mantenuto il processo a Viareggio, concedendo i "termini a difesa" e rinviando per discussione e sentenza al 15 giugno.

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