Il presidio
Conti in Svizzera, dodici nomi nel mirino
Matteo Tuccini
◗
FISCO. Controlli della Guardia di Finanza Sotto, Hervé Falciani Milioni di euro sarebbero ignoti al Fisco: controlli della Finanza su noti imprenditori
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Dodici nomi. Persone fisiche e società con domicilio fiscale in Versilia, a cui sono intestati altrettanti conti a sei zeri in Svizzera - per la precisione nella banca Hsbc. Dodici "caselle" della cosiddetta lista Falciani, così chiamata dal nome dell'ex dipendente dell'istituto di credito che ha compilato lo schedario. E milioni di euro (almeno una decina) che la Guardia di finanza sta passando al setaccio di accurate verifiche fiscali. Le Fiamme gialle, che hanno ricevuto i nominativi da Roma, stanno controllando su incarico della Procura se questi soldi siano stati interamente denunciati al Fisco. Perché avere un conto all'estero non è un reato: basta dichiararlo. Altrimenti si è evasori, puri e semplici. Chi sono questi dodici? Naturalmente i nomi restano top secret, anche perché al momento non esiste un'indagine penale a loro carico. Si tratterebbe in prevalenza di imprenditori, alcuni assai noti. Le voci - non confermate da alcuna fonte - parlano di big del marmo e della nautica. I conti correnti, tranne un paio di casi che riguardano cifre intorno ai 4-500mila euro, sono piuttosto robusti: si va dal milione di euro in su. Per questo le eventuali evasioni sarebbero un boccone ghiotto per l'Erario. Basti pensare che tra imposte non versate, sanzioni e interessi, per un conto nascosto di 1 milione si rischia di dover pagare allo Stato almeno 500mila euro. È ovvio che a ogni contestazione l'intestatario dei capitali sommersi, veri o presunti che siano, potrà opporre le proprie ragioni. Lo scudo non protegge tutto. Esiste la possibilità che queste somme siano state "scudate" nei mesi passati. E cioè che abbiano approfittato dello scudo fiscale, la chance offerta dal governo Berlusconi di far rientrare capitali nascosti all'estero fino al 31 dicembre 2008, pagandovi sopra un 5% di sanzioni. Il fatto, però, di aver usufruito dello scudo non salva automaticamente dall'accertamento. Perché ci sono casi in cui il provvedimento è stato applicato solo per parte della somma effettivamente contenuta nel conto corrente. In sostanza, è accaduto questo. Anziché far riemergere l'intero capitale trasferito all'estero - che era l'auspicio di chi ha fatto approvare la legge - alcuni di questi ricconi ne hanno riportato in Italia solo una parte. In questo modo sono rientrati in possesso legalmente di una quota del denaro sommerso, e il resto è rimasto in nero. È successo, insomma, quello che temeva chi era contrario al provvedimento: gli evasori hanno avuto solo vantaggi e nessun onere, tranne una sanzione per la verità piuttosto misera, con la garanzia di non essere sottoposti ad accertamenti di alcun genere. E per lo Stato il bottino è stato magro, visto che molti super ricchi - su consiglio di commercialisti compiacenti - hanno fatto rientrare in Italia cifre di gran lunga inferiori alle loro disponibilità reali. Presunti evasori. Al momento le verifiche sono in corso e quindi non esiste alcuna indagine ufficiale a carico di queste persone. Chiaro, però, che le Fiamme gialle staranno ben attente a non farsi sfuggire neanche una virgola. Se emergessero un bel po' di soldi in nero, lo Stato avrebbe di che guadagnarci: parliamo di almeno mezzo milione tra tasse, oneri e sanzioni per ogni milione nascosto al Fisco. Mica bruscolini. E dato che molti hanno notevoli disponibilità economiche - finanziarie e patrimoniali - c'è da giurare che l'Agenzia delle Entrate non mollerà facilmente l'osso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
