Nuovi particolari sulle percosse subite dalla donna
Telecamera, ossidazione bloccata A breve i riscontri dal Racis
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VIAREGGIO. Il caso dell'uccisione di Rajmonda Zefi, 30 anni, per mano del marito Francesco Quinci è ora tutto nelle mani della magistratura. Per i carabinieri, comandati dal maggiore Andrea Pasquali, che hanno condotto le indagini il cerchio si è chiuso. La scheda madre dell'impianto di videosorveglianza di casa Quinci-Zefi è da mercoledì nelle mani dei carabinieri del Racis. I quali hanno provveduto a bloccare il processo di ossidazione causato dalla permanenza nell'acqua del canale dove l'uomo l'aveva buttata per cancellare le prove di quanto accaduto. Permanenza in acqua che non avrebbe rovinato, secondo gli investigatori, la stessa scheda madre. Per avere il risultato delle verifiche del Racis non dovrebbe servire troppo tempo. Intanto, in attesa, che la giustizia faccia il suo iter, emergono uno dopo l'altro nuovi particolari dei riscontri degli esami sul corpo della giovane uccisa. Le impronte delle dita del marito sul collo, in una posizione tale da non lasciare dubbi sulla pressione esercitata e sul risultato ottenuto. Ma, soprattutto, le tantissime ferite sulla giovane madre. Che - sarà poi la relazione dei periti a metterlo nero su bianco - mostrebbe di avere perfino l'impronta di una scarpa su una guancia. D.F.
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