Il Tirreno

Versilia

Si cerca il filmato di quella mattina

Roy Lepore   Matteo Tuccini
<b>TRAGEDIA.</b> Da sinistra in senso orario: il medico legale Pierotti nella casa di Stiava, i sub nel canale e Francesco Quinci (Paglianti)
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TRAGEDIA. Da sinistra in senso orario: il medico legale Pierotti nella casa di Stiava, i sub nel canale e Francesco Quinci (Paglianti)

Il video delle telecamere sarebbe stato gettato da Quinci nel Burlamacca

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 MASSAROSA. C'è una registrazione di quanto avvenuto la mattina del 31 dicembre in via Matteotti a Stiava. E i carabinieri la stanno cercando nel canale Burlamacca, dove Francesco Quinci - il marmista accusato di aver ucciso la moglie Rajmonda Zefi e averne nascosto il cadavere per una settimana - l'avrebbe gettata. Questo, almeno, è quanto affermano gli inquirenti.  Emerge inoltre un altro elemento dall'autopsia: le ferite presenti sulla testa di Rajmonda probabilmente sono state causate da pugni.  Il cadavere della donna è stato fatto ritrovare dal marito Francesco Quinci sabato 8 gennaio. È stato lui a gettarlo in un dirupo nei boschi dello Stazzemese, in località Colle degli Scopeti. L'uomo, che si trova in carcere a Lucca, è accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.  Si cerca la registrazione video. Approfittando della presenza del reparto subacqueo dei carabinieri di Genova Voltri, tornati a Viareggio per le ricerche nel lago e dei canali nella zona delle Torbiere di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, sono state effettuate delle ricerche nel canale Burlamacca per trovare la cassetta di registrazione dell'impianto di videosorveglianza dell'abitazione di Francesco Quinci e della moglie Rajmonda Zefi.  Secondo quanto affermato dai carabinieri, l'uomo avrebbe detto di averlo disattivato. In pratica - secondo la ricostruzione dei militari - Quinci, per evitare che le immagini potessero in qualche modo incastrarlo, ha tolto dall'interno dell'abitazione il "mattone" contenente la cassetta della registrazione. Avrebbe poi gettato la cassetta nelle acque del canale Burlamacca lungo la via di Montramito, nei pressi della ditta Brico.  Non è chiaro se questa operazione sia stata fatta nel tragitto prima di arrivare agli Scopeti - quando il corpo di Rajmonda era in auto - oppure alla fine di tutto.  Le ricerche della cassetta di registrazione nelle acque del Burlamacca si sono protratte per tutta la mattina di ieri, sono state interrotte intorno alle 13 e riprenderanno stamani. Riuscire a ritrovare la cassetta è importante ai fini della completezza delle indagini, anche se è comunque ininfluente per stabilire le cause del decesso di Rajmonda Zefi.  Pugni sul volto. Ieri mattina il medico legale incaricato dalla Procura, il dottor Stefano Pierotti, che lunedì pomeriggio ha eseguito l'esame sul corpo della donna, si è recato nell'abitazione di via Matteotti a Stiava accompagnato dai carabinieri del maggiore Andrea Pasquali.  Il medico ha esaminato soprattutto gli scalini, visto che Quinci ha affermato che la morte è avvenuta dopo una caduta dalle scale. L'analisi mirava a verificare se la conformazione potesse essere compatibile con le ferite trovate sulla testa della donna.  «Ho acquisito ulteriori elementi da aggiungere a quelli già in nostro possesso dopo l'autopsia - dice il medico Pierotti - poi tireremo la conclusione di come si sono verificati effettivamente i fatti».  C'è però un elemento ulteriore che emerge dall'analisi sul corpo. A quanto pare, le ferite alla testa sarebbero state causate da pugni. Questo farebbe presupporre che la donna è stata picchiata.  Secondo la prima ricostruzione, Rajmonda sarebbe stata uccisa da una stretta al collo effettuata con le mani. Questa stretta le avrebbe provocato un'asfissia e successivamente un'ischemia. In pratica, è stata strozzata.  Profilo basso e dignitoso. C'è un aspetto che forse è stato poco considerato in tutta questa tragedia. La famiglia Zefi, che si è affidata all'avvocato Riccardo Carloni per la tutela dei propri interessi, ha mantenuto un profilo basso e di grandissima dignità per tutta la vicenda, non lasciandosi mai andare a dichiarazioni fuori luogo. Una lezione straordinaria da persone che da oltre 20 anni abitano in Versilia. Se questi sono i "nuovi" italiani, c'è di che essere sollevati: sanno essere migliori di quelli vecchi.

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