Il Tirreno

Versilia

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SE IL TURISMO IN VERSILIA SPERA SOLTANTO NEL BEL TEMPO

Corrado Benzio

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 Parmigiani e fiorentini, qualche milanese, tracce di piemontesi. Perlopiù con appartamento al mare e senza alternative in questo periodo (magari perchè al lavoro). Obbiettivamente prima di venire in vacanza in Versilia uno cosa fa? A) pensa alla neve, b) pensa alle Maldive, c) pensa a una capitale europea.  E allora dobbiamo guardare il cielo e sperare nel sole? No, di certo, ma bisogna ragionare e lavorare (e anche sodo).  Pensiamo alla Passeggiata di Viareggio. I negozi, i bar e i ristoranti non sono più quelli di una volta, ovvero non ci sono eccellenze che attraggono (pensiamo ai tempi di Tito-Montecatini-Fappani-Patriarca-Bozzi-Sorelle Del Mare etc e facciamo i paragoni con l'oggi).  Soprattutto in Passeggiata a dicembre c'è un freddo polare che respinge chi è abituato ormai al tepore di Gigli e Carrefour o all'accattivante atmosfera degli outlet.  Invece di pensare a coprire la Cittadella, sarebbe il caso di pensare a coprire la Passeggiata. Idea bislacca? No, perché Confesercenti studia già di coprire tutta l'area di piazza Cavour per creare una zona calda e protetta.  Ma il caso Passeggiata fa il paio con Forte dei Marmi, ormai un centro commerciale di lusso senza anima.  Anche Forte dovrebbe cominciare a ragionare alla rovescia. Invece che sul Natale puntare sui saldi, immaginando eventi e aperture serali dal 6 gennaio. Che poi è quello che fanno i grandi outlet italiani: mega-pubblicità ed eventi nei giorni dello sconto.  Fuori dal sole e dallo shopping, l'altra grande attrattiva della Versilia è sempre stata la cucina.  I numeri ci sono tutti, a partire dai 5 ristoranti versiliesi con la stella Michelin. Ma non c'è solo questo: c'è la tradizione di una cucina di mare supportata ancora da 100 barche e un mercato del pesce. Nessuno pubblicizza questa eccellenza.  Gli Agnelli negli anni Trenta andavano dal Bonamico (lo si legge in «Vestivamo alla Marinara»), Lattuada nel 1958 gira da Tito del Molo, Robert De Niro nel 2004 mangia da Lorenzo. Può bastare? No. Pensiamo che in Italia ci sono 5 milioni di foodisti (sondaggio pagato dalla Negroni) che girano il nostro paese pensando in primis a dove e cosa mangiare.  Infine, per modo di dire, c'è la cultura e/o lo spettacolo. Qui c'è un mondo tutto da riscoprire. Abbiamo Puccini (primo compositore al mondo per rappresentazioni), abbiamo Bocelli (primo tenore al mondo per dischi venduti) abbiamo Luisotti («l'erede di Karajan» hanno scritto i giornali). Ma la prima cosa che fa il neopresidente del Pucciniano è tagliare le opere per la stagione 2011.  Non si tratta di tirare fuori soldi che non ci sono, ma di ripensare a tutta l'offerta culturale versiliese. Abbiamo più premi letterari che lettori (intanto il Viareggio, l'unico vero grande, decade); un doppione (o triplone) fra Versiliana e Terre medicee: abbiamo una Cittadella estiva che costa, ma fuor dal festival Gaber non fa che registrare flop o spettacoli annullati.  Gli errori del recente passato sono pesantissimi (Pietrasanta che fa un pontile e non un centro d'arte moderna; Forte che compra Villa Bertelli; Viareggio che spende decine di milioni di euro fra Cittadella e teatro, ma non ha un vero centro congressi) e gravano sulle amministrazioni attuali.  Il dibattito post-Capodanno dimostra ancora una volta che ci sono poche idee ma tutte dettate al proprio particulare. Un particulare fatto di personalismo, campanilismo e clientelismo spiccio. Da cui, realisticamente, non vediamo via d'uscita.  E allora? E allora speriamo che il 2011, povero di weekend, sia almeno ricco di sole? Oppure che si cominci a pensare - seriamente - che se vogliamo sostenere un turismo fatto di eventi (veri) c'è bisogno di ripristinare la tassa di soggiorno. Oggi si chiama tassa di scopo, ma la sostanza è la stessa. Se è necessaria a Roma e Firenze (e già applicata a Parigi: 1,5 euro a persona/giorno), figuriamoci in Versilia.

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