Il Tirreno

Versilia

«Sport sì, ma con attenzione»

Claudio Vecoli
<b>L&#146;ESPERTO.</b> Il dottor Angelo Pizzi
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L’ESPERTO. Il dottor Angelo Pizzi

Il dottor Pizzi: «Dopo i 40 anni servono allenamento e controlli»

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 VIAREGGIO. «L'attività sportiva rientra fra le buone abitudini per un sano stile di vita. A condizione però di praticarla con attenzione». Il dottor Angelo Pizzi è il responsabile del centro versiliese di medicina sportiva. E, prendendo spunto dall'infarto fulminante che ha colpito Paolo Bandini, 57 anni, dopo una partita a tennis al circolo Zara di Lido di Camaiore, ricorda alcune buone regole per far sì che lo sport non diventi un pericolo. Mortale. «Non conosco nello specifico il caso del tennista morto a Lido - precisa Pizzi - ma parlando in generale è bene che chi, varcata la soglia dei quarant'anni, vuole fare sport lo faccia con cognizione. Tenendo innanzitutto conto dei possibili fattori di rischio di cui deve tenere conto: sedentarietà, ipertensione, colesterolo alto, sovrappeso e fumo».  Il primo consiglio, per chi pratica una attività sportiva sopra i quarant'anni, è quello di parlare con il proprio medico di famiglia. «È lui - aggiunge Pizzi - che conosce meglio la situazione di ognuno. E può dunque valutare a quali esami preventivi sottoporre il proprio paziente».  Ci sono poi almeno tre regole da seguire con scrupolo quando si varca la soglia degli «anta». E Pizzi le elenca. «Innanzitutto l'attività fisica deve essere graduale. Se non si è allenati, è sbagliato fare del footing spinto partendo da zero, magari perché sotto le feste si è mangiato troppo. In secondo luogo bisogna dare continuità all'attività sportiva: giocare a calcetto una volta alla settimana senza fare nient'altro può essere pericoloso. Terza regola da seguire è tenere sotto controllo il proprio stato di salute tramite controlli periodici: ad esempio sottoponendosi a degli elettrocardiogrammi sotto sforzo o anche degli esami del sangue con una certa regolarità».  Attenzione anche alle condizioni climatiche. «Fare sport a temperature rigide simili a quelle che si registrano in questo periodo può comportare dei rischi perché il freddo produce una vasocostrizione e costringe il cuore a lavorare di più. Discorso analogo vale per temperature molto alte come in estate».  Infine, occhio all'ereditarietà. «Se il padre o la madre è morto in giovane età per problemi cardiaci c'è il rischio di una familiarità. E allora è bene sottoporsi a esami più approfonditi».

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