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I pediatri sul piede di guerra
Matteo Tuccini
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PROTESTA. A fianco, un pediatra visita un bambino Sotto, il dottor Stefano Castelli «Sbagliata la scelta di chiudere gli ambulatori festivi»
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Il pronto soccorso pediatrico finirà nel caos, soprattutto a gennaio quando l'influenza farà aumentare l'afflusso di genitori preoccupati. Ne sono convinti i pediatri, arrabbiati per la chiusura degli ambulatori festivi e prefestivi: «Un filtro che dal 1º gennaio scomparirà». Il servizio, che veniva svolto ogni fine settimana all'ex Tabarracci a Viareggio (tre ore al mattino e tre al pomeriggio) e all'ex Lucchesi a Pietrasanta (dalle 9 alle 12), verrà interrotto tra pochi giorni: motivi di risparmio, dice l'Asl 12. Ma la decisione, secondo i pediatri, è stata presa dall'azienda sanitaria «senza nessuna consultazione con noi e senza la possibilità di proporre alternative per il mantenimento del servizio stesso». C'è da dire, però, che il direttore sanitario dell'Asl Antonio Latella non esclude la possibilità di rivedere questa decisione. «Non è ancora sicuro che chiuderemo gli ambulatori - afferma - Comunque, resta il fatto che non si tratta di un livello primario di assistenza». «Un errore». La notizia della soppressione del cosiddetto servizio di continuità pediatrica ha già fatto sollevare molti genitori. Chi ha figli piccoli si dice preoccupato, perché il fatto di avere a disposizione un pediatra anche nei weekend (quando gli ambulatori normali sono chiusi) e in tutti i giorni festivi e prefestivi, tra l'altro in due strutture facilmente raggiungibili come il Tabarracci e il Lucchesi, dava sicurezza ai papà e alle mamme. E pare proprio che per impedirne la chiusura si stiano organizzando delle raccolte di firme, persino negli asili. Ora a mobilitarsi sono anche i pediatri. Che affermano di non volersi prendere la responsabilità della soppressione, rendendo pubblica anzi la loro contrarietà. «È evidente che non si tratta di un intervento fondamentale per salvare delle vite - afferma il dottor Stefano Castelli del sindacato Fimp, che ha firmato la protesta assieme al collega Paolo Ceolin (sindacato Cipe) - per i casi urgenti, come già ribadito più volte dalla stessa Asl, esiste il pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Versilia. Ma mi pare evidente che qui si stia sottovalutando un aspetto. E cioè il fatto che l'Acap o servizio ambulatoriale festivo ha finora funzionato da potente filtro per lo stesso pronto soccorso. Faccio un esempio: degli oltre 5mila accessi da noi registrati nel 2010, solo in 19 casi abbiamo inviato i bambini al Pediatrico per accertamenti e controlli. Il fatto è che i genitori, e noi lo sappiamo bene, sono particolarmente ansiosi quando si tratta della salute dei loro bambini. E spesso hanno soltanto bisogno di essere rassicurati». Perciò, secondo questi medici, la soppressione degli ambulatori rischia di scaricare sul pronto soccorso una valanga di accessi in più. Soprattutto quando ci sono i picchi influenzali. E questo aumento di utenti potrebbe portare - dicono - non solo all'annullamento del previsto risparmio, ma anche a un aumento globale delle spese. «Da parte dell'Asl - afferma Castelli - abbiamo sentito che c'è bisogno di ridurre i costi per esigenze di bilancio. Ma questo servizio non viene a costare più di 80-90mila euro all'anno, visto che non ha spese per esami diagnostici». Tra l'altro, a detta dei pediatri «durante i mesi estivi l'attività è molto apprezzata dai turisti, che con il pagamento di un ticket contribuiscono al mantenimento del servizio stesso». «Non è un servizio primario». Il direttore sanitario dell'Asl Antonio Latella spiega che nulla è ancora stato deciso. «Stiamo valutando la chiusura del servizio - dice - quello che è importante sottolineare è che si tratta di un supporto, e non di un livello di assistenza primario. I casi sottoposti all'attenzione dei pediatri negli ambulatori sono tutti codici bianchi, cioè bambini che possono essere valutati senza urgenza. Per i casi gravi, ribadisco quanto detto più volte, c'è il pronto soccorso a disposizione».
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