Il Tirreno

Versilia

«Assolto dopo 7 anni di inferno»

Marco Pomella

Brunello Pardini: «Il lavoro di una vita ha rischiato di andare in fumo»

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 VIAREGGIO. Le sirene sotto casa all'alba, le perquisizioni e i sequestri, la sospensione dal proprio lavoro. E poi i clienti, anche quelli storici, che si allontanano, le banche che si mostrano sempre più fredde.  Sono stati sette anni di «grande sofferenza» quelli passati da Brunello Pardini, legale rappresentante della Quadrifoglio Scavi Srl, assolto con formula piena nel cosiddetto processo di "Appaltopoli" del Tribunale di Pistoia.  E' un Brunello Pardini ancora visibilmente scosso quello che si presenta davanti ai giornalisti. Con gli occhi lucidi e un groppo alla gola riesce a dire poche parole. «Sette anni di grande sofferenza, di imbarazzo. Un'intera vita dedicata al lavoro che vedi andare in fumo. Senza sapere perché. Ho sempre avuto fiducia nella magistratura, e finalmente ora l'incubo è finito».  L'accusa, nei confronti di Pardini, era di turbativa d'asta pubblica, all'interno di un impianto accusatorio che puntava a far luce su un presunto piano per "spartirsi" gli appalti pubblici in Toscana (due le condanne, su un totale di 122 indagati). «Nonostante il reato fosse ormai andato in prescrizione - spiega uno dei legali di Pardini, Carlo Lazzarini - abbiamo voluto arrivare a sentenza. Per avere una piena assoluzione, per non aver commesso il fatto, e una riabilitazione dell'immagine intaccata di Pardini».  Già, l'immagine. Non sono stato certo mesi facili quelli passati da Pardini. «Vedere arrivare le volanti con le sirene spiegate, all'alba, sotto casa e i vicini ad osservare dalle finestre. E poi essere sottoposti a perquisizione dei documenti, senza sapere il perché. Momenti che non riuscirò mai a dimenticare. Ma anche dopo - aggiunge Pardini - non sono stati giorni facili: i clienti non chiamavano più, le banche si sono mostrate fredde, anche se i rapporti sono sempre rimasti buoni. Ma è normale: chi ti finanzia con un processo in corso a tuo carico? A darmi la forza di andare avanti è stata la mia famiglia: questa vicenda ci ha unito molto».  E' stato infatti il figlio, Alessandro, a ricoprire il ruolo del padre, quello di legale rappresentante della società da quando Brunello, con l'avvio del processo nel 2003, era stato momentaneamente sospeso dal suo incarico con una misura di interdizione da parte del Tribunale.  Ci vorrà del tempo perché Brunello Pardini, sulla questione, riesca a farsi una grande risata. «Vedere arrivare i carabinieri sotto casa: c'è chi c'è abituato - dice, sforzandosi di sorridere - io no, no davvero. Ripeto: ho tirato avanti solo perché avevo una grande fiducia nella magistratura».  Sette anni di processo sono sembrati interminabili. Eppure da una parte Pardini e il suo legale quasi ringraziano che il dibattimento sia stato così lungo. «Abbiamo sempre avuto fin dal principio - dice l'avvocato Lazzarini - massimo rispetto per le indagini e fiducia nella magistratura. E, senza fare proclami o dichiarazioni, ci siamo messi al lavoro per contestare l'unica accusa che ci veniva mossa: turbativa di asta pubblica. Sette anni possono sembrare tanti - dice il legale di Pardini - ma le 28 udienze di dibattimento, le centinaia di testimoni ascoltati, l'attento e minuzioso lavoro fatto su ogni intercettazione telefonica o materiale probatorio in generale, è andata a nostro vantaggio. Un'esamina così attenta dei fatti non ha potuto che giungere ad una conclusione: Pardini non ha mai commesso alcun reato».  Si tratta di una sentenza di primo grado. «Noi ci auguriamo sia quella definitiva - conclude Lazzerini - e non ci sia alcun ricorso. Aspettiamo comunque le motivazioni che saranno pronte tra 90 giorni»

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