Il Tirreno

Versilia

Rapinano la banca armati di trincetto

Marco Pomella
<b>BANCA. </b>Il cartello di chiusura alla filiale della Crl dopo la rapina
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BANCA. Il cartello di chiusura alla filiale della Crl dopo la rapina

Due malviventi prendono in ostaggio una cliente, poi scappano con 15mila euro

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 MASSAROSA. Due rapinatori armati di trincetto hanno portato via 15mila euro dalla filiale della Cassa di risparmio di Lucca, alla rotonda di Montramito. I malviventi sono entrati nell'orario di apertura della banca, hanno preso in ostaggio una cliente e si sono fatti consegnare il contenuto delle casse, più i portafogli. Poi sono fuggiti a bordo di un'auto.  Sul posto, dopo l'allarme, sono intervenuti i carabinieri. Secondo le prime testimonianze, i due parlavano un italiano senza inflessioni particolari. Uno dei due portava una parrucca mora. E c'è chi dice che la cassaforte si stesse aprendo proprio mentre stavano scappando.  «Pensavo a uno scherzo». «In un primo momento ho pensato fosse uno scherzo, non mi sono neanche girata. Poi ho sentito il freddo della lama sul collo e ho capito che facevano sul serio».  A parlare è la donna che, per qualche interminabile minuto, è rimasta nelle mani dei due banditi, che hanno rapinato la Cassa di Risparmio di Lucca, di Montramito. Un esempio di freddezza, secondo i testimoni, che ha evitato, con le sue maniere pacate, che la situazione degenerasse. Ma lei vuole tenere riservata la sua identità e non ci tiene affatto a passare da eroina.  La donna ha quarantasette anni e vive a Piano di Conca. Come tutte le mattine ha accompagnato una delle due figlie a scuola, poi è andata in banca a fare alcuni versamenti. «Avevo già pagato e stavo aspettando la ricevuta - racconta - quando ho sentito una mano sulla spalla e una voce dietro di me che diceva "Fermi tutti questa è una rapina". Ho pensato ad uno scherzo. E anche il cassiere, che, infatti, gli ha domandato: "Ma è uno scherzo o cosa?". Poi però ho sentito la lama fredda sul collo, ho visto il taglierino che il tizio dietro di me mi teneva alla gola. E ho capito che non era per niente uno scherzo».  Lei, come tutti gli altri presenti, ha mantenuto il sangue freddo.  «Non ero molto agitata. E' vero che era una rapina, ma l'uomo non mi strattonava, né mi teneva il coltello troppo vicino al collo. Ad un certo punto poi, mentre gli altri erano già tutti seduti in terra e il suo complice svuotava le casse della banca, il sequestratore ha detto: "Se fate tutti i bravi nessuno si fa male e passiamo tutti un bel Natale a casa". Questa frase ha riportato di colpo il pensiero alle mie figlie e a mio marito, ma in un certo senso mi ha rassicurato».  L'ostaggio non ha avuto il tempo di vedere in faccia i due ladri. «Uno dei due - dice - aveva una parrucca nera, ma non li ho visti bene. Entrambi, comunque, parlavano italiano, senza inflessioni o dialetti particolari. Tra di loro però si chiamavano "compare"».  Una volta arraffato il bottino e i portafogli dei presenti, i due banditi si sono dati alla fuga.  «A quel punto il vicedirettore si è offerto in ostaggio al mio posto. Ma non ne hanno voluto sapere - conclude - Mi hanno trascinata, senza violenza, fino all'ingresso. Sono entrata con loro nelle porte automatiche e siamo usciti dall'altra parte. Poi loro sono fuggiti, e io sono rientrata all'interno della banca. Solo a quel punto hanno cominciato a tremarmi le gambe: quando ho realizzato davvero cosa era successo in quei pochi minuti».

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