Il presidio
Odori acri, le serre nel mirino
Ilaria Lonigro
L'ingegner Del Carlo: «Nessun controllo sugli impianti termici»
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VIAREGGIO. Odori acri e forti, colonne di fumo nero, filamenti oleosi che precipitano a terra, derivati da materiale combusto. Non è la guerra, ma ciò a cui assistono alcuni abitanti di Viareggio, che vivono davanti alle serre. E che nei giorni scorsi si sono riuniti dopo alcuni -fallimentari- tentativi di capire dagli enti preposti se davvero va tutto bene, così com'è. Non è la guerra, ma viene in mente il conflitto palestinese, quando senti chiedere se c'erano prima le serre o gli abitanti, su quel fazzoletto di terra che è Bicchio. C'erano prima le serre: ma non così grandi e non, come pare, fuori controllo. Versilia Servizi. Alberto del Carlo è un ingegnere e con la moglie e due bambine abita davanti ad alcune di queste aziende agricole: «Se c'è vento di mare non ci si sta. Sono gli odori della combustione del gasolio del generatore che ho davanti. C'è una legge dello Stato, il decreto legislativo 192, che dal 2005 obbliga gli utenti di tutti gli impianti termici sopra i 35 kw (e una serra media ne ha 100) ad autocertificarsi e ad essere sottoposti a controlli a campione. Il Comune di Viareggio ha demandato a Versilia Servizi questi controlli. Ho voluto chiedere a loro come è censita questa cosa, come sono verificati i bruciatori delle serre». Dopo mesi, finalmente Versilia Servizi risponde: i controlli non sono mai partiti. L'Ispesl. Del Carlo non si ferma e scrive anche all'Ispesl, l'Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro da pochi mesi confluito sotto l'Inail. A quest'istituto tutti i generatori di calore con circuito ad acqua sopra i 35 kw dovevano essere denunciati obbligatoriamente. Dall'Istituto giunge una risposta allarmante: un solo caso, su tutto il territorio di Viareggio, è stato denunciato. Ma Ispesl precisa, che questi sono i dati dell'archivio informatico. Dunque, qual è il censimento cartaceo? Formazione, informazione e addestramento. Infine, la pazienza di Del Carlo -la cui abitazione è un esempio avveniristico di casa ad impatto zero- viene spazzata via pochi giorni fa: «Bruciavano la plastica. A me non spaventa quest'episodio scellerato, ma tutto il meccanismo che c'è dietro a quel ragazzo, probabilmente meno che stagionale. Se sei un'azienda che ha sotto di sé tante persone, non ti configuri più come singolo coltivatore diretto, ma ti sottoponi al decreto legislativo 81/2008: formazione, informazione e addestramento delle persone che lavorano con i prodotti ritenuti tossici. Io chiedo l'applicazione della legge, senza sconti. Quando demandi a dei ragazzi, che non hanno fatto formazione, informazione e addestramento, perché probabilmente non sono nemmeno assunti, di fare certe cose, questo mi spaventa». I vigili urbani. Del Carlo non risparmia neanche la Polizia municipale: «Quando ho visto bruciare la plastica sono andato a chiedere di parlare col proprietario, ma mi è stato detto che era in ferie. Ho chiamato la Polizia per denunciarli, dicendo chi ero, dove abitavo e che avevo anche le foto, ma mi hanno detto di fare una denuncia per iscritto, non volevano venire. Mi chiedo perché, visto che, quando stavo buttando giù regolarmente il depuratore delle acque in giardino, il vicino li ha chiamati e ne sono arrivati quattro in dieci minuti». Le mamme della Tenuta. All'incontro dei cittadini preoccupati c'era anche una mamma: «Mi chiamo Adalgisa Trevisani e, con gli altri genitori del consiglio d'istituto della scuola della Tenuta, ho chiesto di sapere se ci sono controlli periodici dell'inquinamento dell'aria in quella zona, per essere sicuri che non ci siano problemi per i bambini. Questa sera sono qui per capire come dobbiamo muoverci per avere queste informazioni». Cosa si brucia nelle serre? Il metano è troppo caro, il gasolio pure, così c'è chi ricorre al Btz. Pochi quelli che usano il sistema radiale, quello che non inquina e, nel lungo periodo, costa anche di meno. Marco Carmazzi, floro vivaista: «Se non avessi rispettato l'ambiente, cercando di rispondere anche degli altri, magari avrei avuto più soldi in tasca. Purtroppo, i nostri sistemi di riscaldamento sono i più «pazzoidi». Qualcuno ha il sistema radiale, ma la maggior parte di noi viene dalla storia dell'aria calda, perché siamo nati tutti da piccole realtà. Il metano inquina di meno, ma su certe cose non è conveniente. Pochi l'hanno fatto. Investire sul metano ora è da folli, perché non è un'energia rinnovabile, è legato al petrolio, perciò è già superato». Dello stesso parere Stefano Malfatti, vivaista agricolo: «Noi riscaldiamo a gasolio, perché il metano è molto oneroso: c'è da cambiare tubazioni, bruciatori. Noi non abbiamo superfici che portino a dover usare il Btz, come grosse realtà floricole».
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