Il presidio
Le testimonianze. La donna ha abitato in via Cavallotti ed in via Pacinotti. Il padre era nella Libecciata
Una storia tutta viareggina
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Il campanello della casa di via Machiavelli La vita di Velia si snoda in centro città. Prima di arrivare nella frazione
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VIAREGGIO. È una storia tutta viareggina, che si dipana per buona parte in centro città, quella delle vite di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne (59 e 80 anni, figlia e madre) scomparse da quattro mesi. Dopo aver abitato nelle roulotte di un campo senza servizi igienici in via dei Lecci, a Torre del Lago. Velia, in particolare, è quella di cui si raccolgono più ricordi chiedendo notizie di lei in centro. Ragazzina e poi giovane donna ha abitato prima in via Cavallotti, con i genitori, e successivamente in via Pacinotti prima di arrivare in via Garibaldi. Il padre, e marito di Maddalena, era una figura che non passava inosservata: non tanto alto, rosso di capelli, arrotondava i guadagni facendo il posteggiatore a piazza D'Azeglio. Ma era anche, è il ricordo di molti, il custode del cimitero comunale. E membro della banda Libecciata. Velia ha avuto due figli dallo stesso uomo: David Paolini, 22 anni, e la sorella (non ne riveliamo il nome per tutelarne la figlia, minorenne) che ha frequentato le scuole in centro. Davide, invece, è andato al nido a Torre del Lago, frazione che ritorna in questa brutta storia non solo per la casa di via della Caserma, anche questa di proprietà delle due donne e anche questa venduta, ma anche perché qui si trova il campo in cui Velia e la madre Maddalena hanno passato gli ultimi mesi prima di sparire nel nulla, nell'agosto scorso. Con gli uomini Velia non sembra aver avuto fortuna. Prima il padre dei ragazzi, poi il marito - Francesco Marchetti - con il quale ha a lungo vissuto prima di arrivare alla separazione. Intorno a lei, ad un certo punto, compare la figura che David chiamava "zio": non un parente ma uno di cui il ragazzo si è fidato ciecamente, tanto da risultare come prestanome in alcune operazioni nelle quali l'uomo non poteva comparire per aver avuto qualche guaio con la giustizia. E proprio lo "zio" (Massimo Remorini) potrebbe essere l'uomo originario di Camaiore descritto come assiduo nella casa di via Machiavelli, sempre vicino a Velia, che ci teneva a mostrare in pubblico premura per l'anziana immobilizzata, stando alle testimonianze raccolte e relative almeno all'ultimo anno di permanenza delle due donne nella casa del centro città. Sulla quale oggi non compare alcun nome. Non c'è posta recapitata, il campanello è anonimo, i vetri della porta di ingresso ancora spaccati raccontano che lì non si fa vivo nessuno da tempo. I vicini, vedendo curiosare intorno, si affrettano a chiudere finestre e persiane. Ma cosa accadeva realmente in quella casa? Chi sa, parli. È anche il monito ripetuto da don Graziano, che è stato tra i primi a preoccuparsi per la sorte delle due donne, dal pulpito della messa di sabato sera nella chiesa di Torre del Lago. D.F.
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