Il Tirreno

Versilia

Il sogno (viareggino) di Amanda

Claudio Vecoli
<b>MADRINA PER TROISI.</b> Amanda Sandrelli ieri sera a EuropaCinema
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MADRINA PER TROISI. Amanda Sandrelli ieri sera a EuropaCinema

La Sandrelli madrina del festival: «Un giorno vorrei recitare qui»

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 VIAREGGIO. È tornata a Viareggio per fare da splendida madrina alla presentazione dell'anteprima di Non ci resta che piangere in blu-ray disc. Perché proprio in quel film, nel lontano 1984, Amanda Sandrelli debuttò come attrice. «Feci parte del cast quasi per gioco, visto che non avevo alcuna intenzione di fare l'attrice. E lì cambiò la mia vita», racconta a 26 anni di distanza.  Un debutto in grande stile. Ci mise lo zampino anche mamma Stefania?  «Beh, solo incidentalmente. Conobbi infatti Troisi e Benigni durante una festa che organizzò mia madre a Roma. In quella occasione nacque una amicizia fra noi. E successivamente Massimo e Roberto mi chiamarono per far parte del cast. Cercavano una ragazza dai tratti rinascimentali e pensarono a me. Ma la mia parte nel film si sviluppò e prese corpo solo durante le riprese».  Insomma, quasi un segno del destino...  «Già. E non solo per quello. Ricordo che le riprese iniziarono proprio due giorni dopo l'orale della mia maturità. Se fossero cominciate prima, probabilmente avrei dovuto rinunciare. Così decisi di partecipare anche perché, in attesa di iscrivermi alla facoltà di psicologia della Sapienza, volevo mettermi da parte qualche soldo. Poi è andata diversamente».  Davvero prima non ha mai pensato di fare l'attrice?  «A me piaceva vedere i film in sala, il prodotto finito. Ma proprio in virtù della vita che conduceva mia madre, ho sempre pensato che quello del cinema era un mondo di mezzi pazzi che non faceva per me. Se proprio pensavo di aver ereditato qualcosa in famiglia, allora quella era la passione per la musica di papà. Insomma, artisticamente mi sentivo più una Paoli che una Sandrelli. Anche se a quell'età io volevo innanzitutto dedicarmi agli studi».  E ritornare a Viareggio che effetto le fa?  «Io sono e mi sento romana perché a Roma sono nata e cresciuta. Ma Viareggio, per me, è la misura ideale di una città. Dove mi piacerebbe poter vivere».  A quale parte di città è più affezionata?  «Mia madre è profondamente legata al Marco Polo. Io, invece, amo di più la Darsena. Per me Viareggio vuol dire la casa di mia zia Flora e di mia cugina Monica, in via Amendola. Il mio mare è quello della Darsena, dove andavo a fare il bagno e tuffarmi nei cavalloni e dove qualche volta porto Rocco e Francisco, i miei due figli. E anche il Carnevale, più che quello sui viali a mare, era quello del rione Darsena, dove ti divertivi ad inventare un costume da metterti la sera insieme agli amici».  E quando viene a Viareggio, dov'è che non può non andare?  «In Passeggiata. Ma, soprattutto, sul mare. Non il mare estivo dei bagnanti e degli ombrelloni, ma quello deserto dell'inverno. Mi piace volgere lo sguardo verso l'orizzonte. È una cosa che nelle grandi città non si può fare. Ed è la cosa che più mi manca di Viareggio».  C'è invece un rammarico legato a Viareggio?  «Sì. Qui non ho mai recitato e non riesco proprio a capire il perché. Ho fatto tournée in piccolissimi teatri di provincia, ho sfiorato Viareggio più volte quando mi sono esibita a Pietrasanta o Massa. Ma a Viareggio non sono mai riuscita a venire. E questo è un cruccio che mi porto dietro. Credo che Viareggio avrebbe bisogno di un teatro vero, pubblico. E dovrebbe investire maggiormente sulla cultura, anche perché è un settore che va sempre più di pari passo con il turismo. Lancio una provocazione: mi candido come direttrice artistica per un futuro teatro della città. Se mi volete, sono a vostra disposizione».

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