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Botte ai vigili: condannato
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TRIBUNALE. Il palazzo di giustizia al Marco PoloSette mesi al pescatore che aveva ricevuto una multa per sosta vietata
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VIAREGGIO. Quando il giudice legge la sentenza che lo condanna a sette mesi (oltre al risarcimento nei confronti delle parti civili) Agostino Cammarata non riesce a trattenere un applauso ironico. È il finale di un processo lungo e teso nel suo svolgimento, che ha visto sul banco degli imputati, difeso dall'avvocato Enrico Marzaduri, il pescatore viareggino, personaggio notissimo in tutta la città. Dall'altra parte della barricata cinque vigili urbani che si erano costituiti parti civili, sotto la tutela degli avvocati Giacomo Ciardelli, Gabriele Parrini, Simona Bertellotti e Riccardo Caldarazzo: Cammarata è stato riconosciuto colpevole di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e di lesioni colpose aggravate. La "miccia" che fece esplodere il caso fu una multa elevata da una vigilessa, Franca Biagini, per il divieto di sosta dell'auto di Cammarata (si era piazzato in un posto per invalidi). Secondo la ricostruzione della Procura, Cammarata prima strappò la multa, poi strattonò la Biagini che tentava di calmarlo. E, alla stessa maniera, colpì l'agente che era con la donna, Marco Marchetti, per poi entrare in casa. Proprio nell'abitazione andò in scena il secondo round della vicenda. A casa di Cammarata si presentarono altri due vigili, Faliero Granaiola e Nicola D'Adamo. Granaiola chiese a Cammarata di seguirlo al comando per l'identificazione. L'uomo, da principio, acconsentì poi spinto dalla moglie cominciò a opporre resistenza. Ne nacque una colluttazione, alla quale parteciparono anche altri vigili (uno, Enzo Martini, costituito parte civile). Una zuffa che andò avanti fino a quando Cammarata accusò un malore. Un punto importante, questo. Cammarata, infatti, ha sostenuto di essere stato malmenato nelle "parti basse". E per questo ha anche querelato i vigili che, in un separato processo, sono stati assolti con una sentenza ormai passata in giudicato. Proprio su questo punto è stato ascoltato, davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine, il sindaco Luca Lunardini, in qualità di urologo che visitò il pescatore. Lunga e articolata l'arringa del professor Marzaduri, che ha sostenuto che la violenza a pubblico ufficiale, in realtà, sarebbe stata più che altro un'ingiuria. E che, per quanto riguarda la resistenza, in realtà Cammarata andava assolto perché reagiva a un atto arbitrario: per Marzaduri, infatti, non c'erano gli estremi né per un arresto né per un accompagnamento coattivo al comando, visto che l'identificazione dell'uomo era stata compiuta. Per quanto riguarda il reato di lesioni, per Marzaduri andava fatta cadere l'aggravante, riconducendosi così a un'imputazione da discutere di fronte al giudice di pace. Alla fine, però, Boragine ha irrogato una pena più severa anche di quella chiesta dal pm (6 mesi): alla quale vanno aggiunti 2.300 euro, fra danni e spese legali, da liquidare a ognuna delle parti civili.
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