Meteo
Bagno Quilghini Lite fra le sorelle per i soldi
Luca Cinotti
◗
DALLA SPIAGGIA ALLAULA. Il bagno Quilghini 3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Il bagno fa parte della pattuglia "storica" degli stabilimenti della Passeggiata. Il "Quilghini", a pochi passi da piazza Mazzini, è attivo da decenni: da quando il decano della famiglia, Trento Libero, piantò i primi ombrelloni. Ma la storia, negli ultimi anni, si è trasferita dalla spiaggia all'aula del tribunale: dove è giunta a una conclusione (con l'assoluzione delle imputate) la guerra che per anni ha visto da un lato la moglie di Trento Libero, Fernanda Folghereiter insieme alle figlie Maria Cristina e Lida e, sul fronte opposto, l'altra figlia Enza. In mezzo una presunta appropriazione indebita dei soldi della società che gestiva il bagno e il ristorante. Alla fine il giudice monocratico Isabella Saba ha deciso di mandare assolte tutte e tre le imputate con la formula più ampia, cioè "perché il fatto non sussiste". Accogliendo così, nella sostanza, le richieste della pubblica accusa e della difesa, sostenuta dall'avvocato Lodovica Giorgi. Ma sicuramente scontentando la signora Enza, che si era costituita parte civile assistita dall'avvocato Florenzo Storelli. Che aveva chiesto la condanna delle imputate e il risarcimento dei danni subiti. Secondo la parte civile, infatti, in un periodo di tempo prolungato (il capo di imputazione faceva riferimento all'arco 1992-2003), le imputate avrebbero "distratto" i soldi della società, mettendo così a rischio i diritti di Enza. L'avvocato Nicola Poli (che sostituiva per l'ultima udienza Storelli) ha ricordato come l'invecchiamento di Trento Libero (morto nel 1999) avesse fatto spostare la gestione della società verso la moglie e le sorelle: in particolare Lina, in possesso di una procura speciale. Quando il decano scomparve, Enza chiese di vedere i conti della società: prima con "le buone", poi rivolgendosi a un giudice. «E fu allora - ha detto Poli - che ci si rese conto dell'appropriazione indebita». Con esempi, ha spiegato l'avvocato, lampanti: «Ci fu un anno nel quale vennero dichiarati solo 17 milioni. Una cifra che sfiora il ridicolo». Secondo la parte civile, c'era una movimentazione che a cadenza fissa spostava soldi dalla società alle imputate. Una versione vivisezionata dall'avvocato Giorgi. Che - innanzitutto - ha spiegato come «per i fatti fino al 1999 l'unico titolato a sporgere querela sarebbe stato Trento Libero Quilghini». E, dopo il 1999, ha continuato Giorgi, non ci sarebbero stati altri fatti contestabili. Al di là degli aspetti formali (legati soprattutto alla prescrizione), la Giorgi ha sottolineato come i movimenti fra i conti bancari fossero legati a una dinamica aziendale: in sostanza, le imputate versavano soldi sul conto della società quando questa era a corto di liquidità per poi rientrarne in possesso in un secondo momento. Un punto decisivo della difesa è stato segnato quando è stato fatto notare una contraddizione nell'esposto presentato da Enza Quilghini alla Finanza: uno dei tre bonifici incriminati, infatti, non era diretto dal conto della società a quello della Folghereiter, ma aveva seguito un percorso contrario. Insomma, quelli erano soldi con la quale la signora aveva "foraggiato" la società.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
