Tanta gente all'addio ad Adolfo
Paolo Lombardi
Nella Collegiata presenti le istituzioni ma anche il popolo
2 MINUTI DI LETTURA
CAMAIORE. C'era tanta, tanta gente ieri pomeriggio nella Collegiata di Camaiore per l'addio ad Alfonso Mottola, un conosciutissimo dirigente della società ciclistica femminile Michela Fanini, scomparso a soli 46 anni sabato all'ospedale Versilia dopo una breve e straziante malattia. La salma aveva lasciato ieri mattina l'ospedale Versilia, dove Mottola venerdì 10 settembre aveva commosso tutto il reparto con il sì alla moglie Claudia Larini. Un matrimonio in punto di morte che aveva suggellato la storia d'amore fra il dirigente sportivo e l'assessora del Comune di Camaiore. A celebrare quel matrimonio, praticamente in articulo mortis, il sindaco Bertola. Alla cerimonia anche i due figli della coppia. Le foto di quella giornata sono stupende, quanto strazianti. Come qualsiasi cosa che sa di ultimo appuntamento. A maggior ragione se la morte colpisce una persona giovane, con una grandissima voglia di vivere. E così c'erano tutti ieri pomeriggio nella Collegiata per salutare Mottola. Senza particolari smancerie, ma attraversata da un dolore e una commozione profonda, è stata la cerimonia in chiesa. C'era la Camaiore delle istituzioni, ma anche quella del popolo. C'era tutta la grande famiglia dei Larini, una dinastia di imprenditori e grandi lavoratori che ha sempre dato alla Versilia. C'era tutto il mondo del ciclismo locale a ricordare la sua figura di dirigente sportivo. Ricordiamo che Alfonso Mottola, viareggino d'origine, aveva la bici nel cuore. Fin da giovanissimo aveva cominciato a correre: aveva militato in varie formazioni giovanili, poi a 23 anni aveva lasciato l'attività agonistica. Per diversi anni aveva lavorato come camionista: su e giù in giro per l'Italia, anche se con qualche ruota in più. Ma la passionaccia gli era rimasta. Tanto da iniziare a collaborare come meccanico e massaggiatore, anche fuori dalla Toscana. Una trafila normale, nel mondo del ciclismo femminile, per approdare al ruolo di direttore sportivo. Che Alfonso aveva conquistato con fatica e merito, tanto da meritarsi un ingaggio alla prestigiosa Michela Fanini. Poi la diagnosi tremenda di una malattia incurabile che negli ultimi mesi l'aveva costretto più volte al ricovero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
