Italia
ARNALDO GALLI E LAPIDARIO
«Senza cartapesta finisce il carnevale»
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Arnaldo Galli decano del carnevale di Viareggio 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. «Sono completamente contrario a questa decisione. Ma siamo ammattiti? Non posso pensare che non si facciano più carri con la carta dei giornali, ma con altri materiali. Se sparisce la cartapesta, sparisce il Carnevale». Il commento, lapidario, è di Arnaldo Galli. Il decano dei carristi non vede di buon occhio l'accordo - raggiunto in via ancora ufficiosa - sull'abolizione della norma circa la percentuale di cartapesta che deve realizzare i carri (70%). «Ma prima voglio parlarne col presidente Santini. Dopo che avrò conosciuto i termini dell'accordo, dirò tutto» promette Galli. Che osserva: «Qualcuno dice che è meglio un prodotto di qualità anziché della brutta cartapesta? Se vogliono vedere quale forza ha quest'arte, che ha reso Viareggio famosa in tutto il mondo, diano un'occhiata alle maschere di Alfredo Morescalchi». La cartapesta, e Galli lo sa bene, aprì ai costruttori le porte del mondo dello spettacolo: molti registi, Fellini in testa, si rivolsero ai carristi per la realizzazione di scenografie per i loro film o spettacoli teatrali. Una tradizione che si è persa proprio per l'avvento di nuovi materiali, più economici e facilmente modellabili? «Macché - ribatte Galli - fu la categoria dei carristi che non è mai stata all'altezza di tenere i contatti. Una volta andai negli Stati Uniti per un mese ad insegnare la cartapesta con venti neoprofessori d'arte». Separato da Galli da 64 anni di differenza d'età, ma sulla stessa lunghezza d'onda, è il giovane mascheratista Andrea Pucci: «Bisogna aprire alle novità, ma conservando la tradizione. Quello che sappiamo far meglio è realizzare mascheroni con la carta a calco, altri materiali, come il polistirolo, sono troppo rigidi. Se aboliamo la cartapesta va tutto a beneficio di certi furbetti che, non a caso, sono sempre stati contestati negli ultimi anni».
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