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La Gifas riapre con le bandiere a lutto
Cla.Ve.
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BANDIERE A MEZZASTA ALLA GIFAS. Le bandiere di Italia e Germania a lutto in ricordo di Luca Ceragioli e Jan Frederik Hilmer, questultimo nato a Lubecca in Germania Il dolore dei dipendenti: «Tornare qui è stato come rivivere quello che è accaduto»
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MASSAROSA. C'è un'aria mesta alla Gifas Electric di Piano del Quercione. Alla riapertura della fabbrica, ieri mattina, poca voglia di parlare e tanto dolore da assorbire per una tragedia che ha inevitabilmente segnato tutti coloro che lavorano all'interno della ditta di materiali elettrici sulla Sarzanese. Così la gran parte dei dipendenti, alla pausa pranzo, sale frettolosamente in auto e se ne va. A ricordare anche a chi passa di fronte ai cancelli della fabbrica l'omicidio-suicidio in cui hanno perso la vita il direttore Luca Ceragioli e il suo vice Jan Frederik Hilmer ci sono le bandiere a mezz'asta di Italia e Germania. «Entrare stamani in queste stanze - spiega un dipendente che preferisce restare anonimo - è un po' rivivere una seconda volta quanto accaduto venerdì pomeriggio. Non sarà facile cancellare il suono degli spari, l'immagine del fumo che si alza dagli uffici, i lampeggianti di polizia e carabinieri di fronte al cancello. E, soprattutto, non potremo mai dimenticare Luca e Jan, due persone splendide che erano l'immagine della Gifas». Si lavora a scartamento ridotto, all'interno dello stabilimento. Al piano terra, dove l'incendio appiccato da Paolo Iacconi dopo aver ucciso Luca Ceragioli e Jan Frederik Hilmer non ha fatto danni, tutto è a posto e si preparano le spedizioni del materiale prima della chiusura per le ferie. Ma salire le scale ed entrare negli uffici dove si è consumata la tragedia è difficile. «Non è stata una giornata facile - ammette Massimo Bianchi, dipendente della Gifas - però ritrovarci qui tutti insieme ci è servito. Ci siamo fatti forza l'un l'altro e questo è stato utile per trovare un coraggio che singolarmente sarebbe stato sicuramente più difficile trovare». C'è anche chi, fra gli stessi dipendenti, non ha trovato il coraggio di salire al piano superiore. «Da venerdì non sono più riuscito a dormire serenamente. Ogni volta che chiudo gli occhi, mi tornano alla mente le terribili scene subito dopo gli spari. Di rivedere gli uffici non me la sono proprio sentita». Intanto si guarda al futuro. Necessariamente. L'azienda - che conta una cinquantina di persone fra dipendenti diretti e terzisti - non può e non deve fermarsi. Ieri pomeriggio era atteso l'arrivo di un rappresentante della proprietà (la Gifas è controllata da due società straniere: una svizzera e una tedesca) per definire come affrontare questa difficile fase. Difficile soprattutto da un punto di vista psicologico, visto che da un punto di vista economico l'azienda sembra aver superato abbastanza bene la fase di crisi del mercato. Oggi e domani, però, le macchine si fermeranno di nuovo. Oggi in occasione dell'ultimo saluto a Luca Ceragioli, a Bicchio. Domani per permettere ai dipendenti di prendere parte ai funerali di Jan Hilmer a Lucca.
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